L’IMPRENDITORE
È partito da un’idea, da una visione: portare in giro per il mondo la pizzetta dello stabilimento Trieste, la pizzetta inventata dal padre Gabriele che su quella ricetta, e su quel nome, ci ha...
È partito da un’idea, da una visione: portare in giro per il mondo la pizzetta dello stabilimento Trieste, la pizzetta inventata dal padre Gabriele che su quella ricetta, e su quel nome, ci ha investito tutta la vita. Ma di ritorno da Singapore e alla vigilia dell’ennesima apertura all’estero prevista domani a Wimbledon (Londra), Riccardo Ciferni, balneatore e imprenditore pescarese, si rammarica: «Pescara è diventata triste, trascurata e brutta. Ma per me rimane casa, il posto più bello dove stare. Anche se l’hanno massacrata».
Che cosa bisogna fare?
La fortuna di Pescara è che ha l’Abruzzo che gli gira intorno, e sull’Abruzzo deve puntare. Ma c’è incapacità a fare incoming. Quelli che prima tornavano perché avevano i parenti in Abruzzo e a Pescara venivano perché c’erano dei negozi meravigliosi non vengono più. Perché Pescara ha perso la sua ricercatezza. Guardate piazza Salotto: ma quant’è brutta?
E quindi?
Pescara deve tornare a vivere, deve riuscire a dare spazio ai privati nel rispetto delle regole. E l’imprenditore che rispetta le regole va tutelato. Invece ci stiamo cinesizzando, al posto dei negozi ci sono solo catene che devastano l’inventiva del singolo. Ci dev’essere una nuova intesa da parte di tutti, l’umiltà di mettere insieme le persone, di aprire un confronto.
A chi tocca?
Le colpe di Pescara non sono solo delle politica, ma di tutto il tessuto sociale, di tutti noi. Detto questo, resta il problema che in troppi hanno preso la politica come un impiego stabile, dimenticando la passione. E questo alla fine non dà la visione, la prospettiva. Per il lavoro che faccio sono abituato a guardare al domani, neanche all’oggi, perché ho delle responsabilità, devo pagare gli stipendi, i contributi, e devo rispettare i clienti con prodotti che abbiano un’etica. La politica non è solo accontentare chi ti chiede di spostargli un lampione, o di piantare qualche palma lungo la riviera. Serve progettualità. E invece non c’è nemmeno un piano commerciale, è l’unica città dove tutto è fermo.
Quando si è fermata?
Diciamo nel 2001, 2002, quando era D’Alfonso sindaco. Ma il suo periodo più bello lo ha avuto tra gli anni Ottanta e Novanta. Eravamo belli, solari, dinamici. C’erano negozi come Roppongi, come Paride Albanese, grazie all’eclettismo di questi imprenditori eravamo anni luce avanti. E invece adesso parliamo per mesi del mercato etnico, e per anni dell’area di risulta.
Che cosa è cambiato?
C’è troppo lassismo. Ci si sta arrendendo. Parlo di tutti. L’unica cosa che importa è che servizi e prodotti costino poco. Ma non funziona così. La smettessero di parlare di Rimino o Riccione. I servizi che danno i balneatori pescaresi sono superiori, abbiamo stabilimenti e attrezzature che non hanno nulla a che vedere per rapporto qualità-prezzo. È tutto il resto che non funziona. Si lamentano che i balneatori fanno le piscine? Ma ci siamo scordati che si parla del fiume inquinato dal 1995?Le soluzioni tampone non servono.
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