L’inchiesta: s’indaga su uno smottamento

8 Marzo 2015

Gasdotto, il pm affida le perizie a un geologo e ai pompieri

PINETO. E’ un’inchiesta giudiziaria che si muove tra consulenze e sopralluoghi tecnici quella che dovrà spiegare perchè il metanodotto della Snam è esploso. Il pm Silvia Scamurra prova a mettere i primi punti fissi chiamando i vigili del fuoco del nucleo antincendio che le parlano di un fenomeno di compressione del gasdotto e affidando a un geologo l’incarico di capire che tipo di smottamento ci sia stato. Perchè dal sopralluogo fatto ieri mattina emerge un convincimento dopo le incertezze delle prime ore: a monte della conduttura c’è una linea di frattura del terreno. Segno, dicono gli esperti al magistrato che per due ore s’intrattiene nell’area distrutta dalle fiamme, che si è verificato un fenomeno di smottamento con un piano di scivolamento a valle. Di che tipo, di quale portata e con quali conseguenze per la condotta sarà il geologo a dirlo: per questo sono attesi carotaggi e rilievi dall’alto. Quando il pm lascia Colle Cretone è certa anche di un’altra cosa: dagli accertamenti fatti risulta che la condotta non sia lacerata.

Ma è lungo l’elenco dei quesiti posti dal magistrato a cui i tecnici incaricati dovranno rispondere. A cominciare da uno: capire se la portata del gas sia congruente con il tracciato. Per ora nulla di evidente sulle cause dell’innesco che ha provocato l’esplosione di giovedì mattina. Nell’area interessata ci sono dei cavi danneggiati ma ciò potrebbe essere stata anche una conseguenza dell’incendio o di quella che viene definita «l’onda d’urto» della fuoriuscita del gas che nella conduttura viaggia a una a fuoriuscita di 19 atmosfere. Il fascicolo della procura aperto per incendio e crollo colposi resta a carico di ignoti e l’area sequestrata. Oltre a tecnici e vigili del fuoco, ad accompagnare il pm nel suo sopralluogo anche i componenti della famiglia Ferretti proprietaria di una delle tre case devastate.

E con questa famiglia ieri mattina si è intrattenuto il presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso arrivato sul posto per portare la sua solidarietà ai cittadini della zona. Quelli che giovedì mattina si sono riversati in strada pensando che sul colle si fosse schiantato un aereo e che quelle lingue di fuoco alte quindici metri fossero la drammatica conseguenza di quell’impatto. Mai e poi mai avrebbero pensato che il pericolo fosse dietro casa. Intanto dalla direzione sanitaria dell'ospedale di Atri fanno sapere che restano ricoverate quattro delle otto persone rimaste ferite, tra cui il bambino di dieci anni, le cui condizioni non destano preoccupazione. La madre, che ha riportato ustioni di secondo grado su dorso, gambe e glutei ha una prognosi di 20 giorni; per gli altri prognosi comprese tra i 10 e i 15 giorni. Molte, inoltre, le persone che nella giornata di giovedì sono state visitate in ospedale per stati ansiosi. «Avevano negli occhi la paura», raccontano alcuni operatori, «per quello che sarebbe potuto essere e che, solo per un caso, fortunatamente non è stato».

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