L’incubo adesso diventano le stalle

Salvati 16 allevatori. Le strutture mai messe in sicurezza, è strage di animali
ASCOLI PICENO. Sedici allevatori dati per dispersi fra le scosse e una slavina, poi raggiunti al telefono, in serata portati in salvo da vigili del fuoco e carabinieri a Colle d’Arquata (Ascoli Piceno). Quattro stalle crollate sotto il peso della neve in provincia di Macerata, un centinaio di animali morti, 600 mucche e 5 mila pecore al freddo soltanto nelle Marche secondo una stima della Coldiretti, che accusa: «Cinque mesi di tempo persi, chi ha sbagliato deve pagare». C’è una trincea avanzata nel cratere del sisma fra Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo. È quella degli allevatori che non hanno potuto abbandonare il bestiame dopo i terremoti del 24 agosto e del 30 ottobre, e da tre giorni, prima della sequenza di scosse di magnitudo sopra 5 registrate ieri, lottavano anche con cumuli di neve alti fino a 3-4 metri.
Condizioni meteorologiche proibitive, che hanno stroncato decine di capi, e ieri hanno messo letteralmente a rischio la vita di alcuni agricoltori. «È una strage di animali - accusa la Coldiretti -, con solo il 15% delle strutture di protezione mobili completate da agosto a oggi», nonostante la nuova ordinanza che velocizza le procedure di acquisto dei moduli in autonomia, e le promesse.
Il bilancio dei danni è destinato a salire, perché molte aziende agricole delle aree terremotate sono irraggiungibili a causa della neve. Le cisterne non passano a ritirare il latte, e, spiega il sindaco di Ussita Marco Rinaldi, «non si riesce a portare da mangiare agli animali». Quattro scosse di magnitudo superiore a 5 nell’arco di tre ore e i tetti carichi di neve hanno schiantato al suolo due aziende terremotate a Gualdo (Macerata), uccidendo 90 animali fra mucche e pecore. Altre due stalle sono crollate a Sarnano, un bollettino di guerra per una piccola economia montana legata soprattutto alla zootecnia. Poche le buone notizie: a Pieve Torina, Attilio Rivelli (150 mucche distribuite fra la neve e una stalla di amici) potrà trasferirne una parte in un altro ricovero, con l’aiuto della Regione. Ma per la gran parte dei suoi colleghi l’attesa non è finita. Da Amatrice e Accumoli si chiede l’intervento dei soldati: «Sono bloccato qui in casa da due giorni - racconta Gabriele, allevatore di Terracino - la strada è scomparsa sotto 2 metri di neve, sono al limite della sopportazione, mandate l’Esercito, le forze speciali».

