L’infettivologo: chi muore ha già patologie pregresse

18 Marzo 2020

L’esperto Di Girolamo (Asl di Chieti) fa l’analisi dei decessi registrati in regione E per i giovani colpiti spiega: «Si tratta di immunodepressi o superficialità»

CHIETI. «Le categorie più a rischio sono gli anziani e tutti coloro che hanno altre patologie, come le cardiopatie o il diabete, perché il coronavirus agisce sull'organismo di questi soggetti rapidamente ed in modo aggressivo. Non mancano casi di persone senza apparenti problemi, che non rientrano nelle categorie a rischio, ma che comunque sviluppano un'infezione che procede verso una gravità inaspettata». Arturo Di Girolamo, infettivologo dell'unità operativa Qualità e risk management della Asl Lanciano Vasto Chieti, prova a fare il punto della situazione sull'emergenza coronavirus in Abruzzo, pur sottolineando che è presto per un'analisi vera e propria. «È difficile fare un'analisi precisa con i numeri che abbiamo», dice l'esperto, sottolineando che «la statistica ha senso quando abbiamo una numerosità campionaria significativa».
Dati a parte, dunque, tutto quello che si può fare nella fase attuale è «cercare di incrementare la tenuta del sistema aumentando i posti letto e, in tal senso, lo sforzo che stanno compiendo le Asl abruzzesi è notevole». Di una cosa si dice certo, l'infettivologo: «Il coronavirus è un nemico difficile da combattere, perché ha la capacità di muoversi con velocità elevata e di coglierci di sorpresa. Il pericolo di questo virus è la contagiosità significativa. Apparentemente non ha un'alta letalità, ma muovendosi velocemente riesce a fare grandi numeri in poco tempo. Il 10-15% dei soggetti colpiti, ad esempio, sviluppa una polmonite importante; l'8-10% finisce in terapia intensiva».
A guardare i dati abruzzesi, i decessi riguardano persone anziane o con malattie pregresse. Il coronavirus, d'altronde, sottolinea Di Girolamo, «fa la stessa cosa che fanno altri virus respiratori, compreso quello influenzale» e, quindi, le categorie più a rischio sono proprio «gli anziani e tutti coloro che hanno altre patologie, come le cardiopatie o il diabete. Il coronavirus», spiega, «attacca questi soggetti in maniera più grave della normale influenza; agisce sull'organismo rapidamente». Non mancano però i casi di persone relativamente giovani, senza apparenti problemi di salute, che però finiscono in terapia intensiva. Su questo «è difficile dare una risposta», afferma l'infettivologo, il quale parla di «un fenomeno che si verifica anche con altre malattie, compresa l'influenza stagionale. Forse», osserva, «alla base ci sono ragioni di tipo immunologico che il più delle volte ci sfuggono. È difficile individuare i motivi». Sulla questione dei soggetti asintomatici ma contagiosi, Di Girolamo ricorda che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sostiene che «il soggetto asintomatico non è il driver della diffusione del patogeno» e spiega come il problema sia principalmente «chi ha sintomi lievi, soprattutto tra la popolazione giovanile: queste persone, in precedenza, magari scambiandola per influenza, dato che Covid-19 e stagionale hanno viaggiato insieme, senza volerlo possono essere state dei diffusori».
Cita nuovamente l'Oms, l'infettivologo, soffermandosi sulla questione relativa a maxi misure per il contenimento ed eventuali tamponi a tappeto. «La diagnosi», dice, «va fatta solo sui soggetti sintomatici. In questo momento, con le restrizioni in vigore, non credo che il cosiddetto tampone a tappeto possa essere una soluzione. Però è sicuramente fondamentale far sì che chiunque presenti dei sintomi venga tenuto precauzionalmente in ambienti protetti». Per quanto riguarda l'istituzione di “zone rosse”, ricordando che «la zona di protezione è stata estesa a livello nazionale» e che «le misure di contenimento individuate dal governo, se applicate nel modo migliore, sono ciò che serve in questa fase», Di Girolamo afferma che «tuttavia, in alcuni particolari contesti epidemiologici, può anche essere utile affrontare il problema con azioni più incisive».
Infine, sugli strumenti a disposizione del cittadino, oltre alle normali indicazioni sull'igiene, «in questo momento è fondamentale stare in casa». Il ministero, infatti, ha «stabilito delle regole ben precise: se vogliamo vincere questa battaglia dobbiamo rispettarle». (l.d.)
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