L’Inps conferma: la quarantena non è più pagata come malattia

L’Istituto dà lo stop all’indennità per i dipendenti del settore privato venuti in contatto con contagiati Chi risulta positivo in prima persona deve invece farsi rilasciare un certificato dal proprio medico
Stop all’indennità di malattia per i lavoratori dipendenti in quarantena precauzionale per Covid. La notizia circolava già da qualche settimana ma ora arriva anche la conferma dell’Inps, che, in una nota – la 679 – diramata l’11 febbraio, ha ribadito che, dall’inizio dell’anno, a causa del mancato rifinanziamento della misura da parte del Governo, i lavoratori del settore privato costretti a casa per aver avuto un contatto stretto con un positivo non godono più del diritto di ricevere l’indennità di malattia. La doccia fredda riguarda anche i lavoratori fragili, nei confronti dei quali l’assenza dal lavoro è stata equiparata a ricovero ospedaliero solo fino al 31 dicembre 2021, qualora impossibilitati a svolgere la prestazione lavorativa in smart working. Lavoro agile che, in compenso, per questa categoria, è stata prorogata fino al 31 marzo (vedi articolo sotto, ndc).
STOP A TUTELE. A decorrere dal 1° gennaio 2022, dunque, il periodo di quarantena da contatto con sorveglianza attiva o di permanenza domiciliare fiduciaria (quest’ultima è quella che si è tenuti a osservare a seguito di viaggi in zone a rischio epidemiologico) non è più pagato dall’Inps come malattia perché lo Stato non garantisce più una copertura economica delle giornate non lavorate. È una revoca che colpisce milioni di lavoratori, soprattutto quelli non vaccinati, quelli che non hanno concluso il primo ciclo vaccinale e quelli che hanno ricevuto due dosi ma da più di 4 mesi: sono questi gli unici per cui è ancora in vigore la quarantena in caso di contatto con un positivo. Per chi ha la terza dose è ha completato il primo ciclo vaccinale entro 4 mesi, invece, la quarantena preventiva non esiste più, sostituita dall’auto-sorveglianza. Scrive l’Istituto nella nota esplicativa dell’11 febbraio: «Il riconoscimento delle tutele per i lavoratori in quarantena e per i lavoratori cosiddetti fragili è stato previsto dal legislatore fino al 31 dicembre 2021. Per l’anno 2022, il legislatore ha previsto la proroga unicamente delle disposizioni che attengono alla modalità di svolgimento dell’attività di lavoro per i soggetti cosiddetti fragili».
Ma quindi cosa può fare chi si trova in quarantena fiduciaria? Il segretario del consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Giovanni Marcantonio, spiega che, ove possibile, il lavoratore viene collocato in smart working. Un’ulteriore alternativa sarebbe che l’occupato si metta in ferie o che sia il datore di lavoro a garantire permessi retribuiti aggiuntivi. Nel caso in cui, invece, è un genitore a essere costretto a restare a casa per vigilare sul figlio in Dad, fino al 31 marzo 2022 è riconosciuto il diritto al congedo parentale speciale per Covid-19 retribuito al 50%. Per usufruire della misura, però, il minore non deve avere più di 14 anni.
Nulla invece cambia per chi risulta positivo: il lavoratore ha diritto a ricevere l’indennità. Ma, come dice un esperto di diritto del lavoro che abbiamo contattato e come spiega la stessa Inps in una vecchia nota, è necessario farsi rilasciare un certificato di malattia dal proprio medico.
QUARANTENA A CAVALLO TRA 2021 E 2022. Per le quarantene fiduciarie che erano in corso a cavallo tra il 2021 e il 2022, spiega sempre l’Inps, il pagamento dell’indennità di malattia o ricovero potrà avvenire solo per le giornate del 2021 e nei limiti delle risorse disponibili. Attenzione però: l’Inps specifica che nulla cambia a livello operativo per gli uffici medico legali dell’istituto, che continueranno a trattare i certificati di malattia apponendo le relative codifiche e valutazioni anche per le quarantene Covid che non possono essere indennizzate per il 2022. Il che significa che, in caso di rifinanziamento della misura, ci sarà una rivalutazione delle pratiche per il pagamento ex post della malattia.

