«L’Inps nega la pensione che mi spetta di diritto»

Ex dirigente di un’azienda del Pescarese si è visto bocciare per la terza volta la domanda per l’assegno previdenziale: stavolta denuncerò l’istituto per danni
MONTESILVANO. «Mi sento perseguitato dall’Inps che, per la terza volta, vorrebbe negarmi la pensione nonostante io ne abbia pienamente diritto». È l’accusa rilanciata da Antonio Rossi (il nome è di fantasia), ex quadro di un’importante azienda del Pescarese, oggi esodato, che dal 2008 vive un’odissea a causa di un iter burocratico che fino a oggi gli sta negando l’agognato assegno previdenziale.
«Per la terza volta di seguito gli uffici Inps di Montesilvano, negando l’evidenza, non mi consentono di accedere a un diritto che ho acquisito e che di recente è stato certificato dalla direzione territoriale del Lavoro», spiega. «Così, dal 2008, sono senza stipendio. Alle prese con avvocati, patronati, ricorsi e tribunali. Situazione esasperante, per cui stavolta sono pronto a chiedere un risarcimento danni». L’avventura di Rossi comincia otto anni fa quando, all’età di 54 anni, decide di usufruire dell’esodo incentivato e accetta 4 anni di mobilità. Secondo i patti dell’epoca, deve aspettare tre anni per avere la pensione. Ma nel frattempo arriva la legge Fornero che rinvia al 2022 la sua assistenza previdenziale trasformandolo in un esodato. Da lì s’inizia un percorso tortuoso che vede Rossi prima costretto a trovare, alla soglia dei 60 anni, un nuovo lavoro part time per accumulare gli ulteriori contributi necessari; poi a chiedere il riscatto della laurea per cercare di rendere più vicina la pensione. Ma qui arrivano i problemi burocratici con l’Inps. «La prima volta, nel novembre 2014, non applicando una loro stessa circolare, mi chiedono di versare 90 mila euro al posto di 30 mila», spiega l’esodato. «La seconda volta, aprile 2015, stabiliscono in 72 mila euro il costo per riscattare la laurea quando la cifra corretta era di 23 mila. Oggi un nuovo problema, che mi fa davvero sospettare che l’Inps mi abbia preso di mira».
Stavolta, sempre seguendo il racconto del signor Rossi, gli uffici montesilvanesi dell’istituto di previdenza sembrano non prendere in considerazione la cosiddetta “settima salvaguardia”, misura contenuta nella legge di Stabilità 2016 che introduce deroghe ai requisiti previdenziali stabiliti dalla legge Fornero. «Dopo aver verificato di possedere quei requisiti», prosegue, «così come prevede l’iter burocratico, ho depositato nel gennaio scorso la domanda al distretto territoriale del lavoro, ricevendo dopo pochi giorni il parere favorevole, che è stato notificato anche all’Inps. Eppure, il 28 luglio scorso, lo stesso istituto rigetta la richiesta di erogare la pensione dal mese di ottobre 2016 utilizzando, come motivazione, una legge che non è la più recente e che, per giunta, non dice ciò che loro sostengono». E così l’esodato, dopo aver sperato che il giorno della pensione fosse ormai giunto, lo ha visto slittare nuovamente di due anni. «Ciò significa non solo che dovrei vivere altri 24 mesi senza entrate sicure», aggiunge, «ma anche che dovrei versare altri 12 mila euro di contributi volontari. È assurdo. Sono pronto a fare ricorso e a chiedere un risarcimento perché, a questo punto, mi sento davvero vessato dall’Inps».
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