«L’inquinamento causò lesioni ai bagnanti»

28 Luglio 2018

Nel provvedimento di sequestro degli impianti fognari, il giudice cita anche le patologie contratte in mare nell’estate 2015

PESCARA. Sono passati tre anni dall'estate nera del 2015 quando diversi bagnanti, soprattutto bambini, furono colpiti da gastroenterite e irritazioni cutanee per le quali molte delle famiglie colpite additarono il mare inquinato. Le indagini avviate dopo quei fatti e i 14 avvisi di garanzia di due giorni fa per l’inquinamento del fiume sembrano dare loro ragione.
Emblematiche le parole scritte dal gip Gianluca Sarandrea nel provvedimento di sequestro degli scolmatori di piena dell'impianto fognario e dell'impianto di depurazione, e del relativo scarico del mattatoio comunale. Un provvedimento richiesto dal pm Andrea Papalia nell’ambito della maxi inchiesta sull’inquinamento del fiume partita proprio nel 2015 a seguito del crollo del «muro di sottoscarpa del raccordo autostradale Chieti- Pescara», da cui era derivato il cedimento della tubazione fognaria ancorata alla carreggiata».
Il giudice, dopo avere parlato di «un rilevante quadro indiziario» in ordine al reato di inquinamento ambientale contestato ad alcuni indagati, afferma anche: «Peraltro risulta avere determinato l’insorgenza di patologie ai bagnanti che immergendosi nello specchio d’acqua marino in cui sfocia il fiume Pescara, hanno contratto lesioni determinate dal contatto epidermico con i contaminanti microbiologici immessi». L’indagine e i relativi sequestri degli impianti - «il cui funzionamento», ha assicurato il procuratore capo Massimiliano Serpi, «non verrà interrotto, ma proseguirà con precise prescrizioni, volte al costante e tempestivo monitoraggio dei flussi di portata» - non hanno nulla a che vedere con la situazione attuale. Per Serpi infatti nessun allarmismo, perché «l'intervento della magistratura non discende da una situazione emergenziale verificatasi ora, ma dalla conclusione di indagini durate più di due anni e dall’analisi degli elementi riscontrati nel corso delle stesse, che hanno imposto un intervento in un’ottica doverosa di prevenzione».
Tornando al provvedimento del gip, vengono citate anche le consulenze disposte dal pm nel corso delle indagini che hanno evidenziato «una condizione di rilevante inquinamento delle acque, a causa dei numerosi scarichi inquinanti sversati nel fiume Pescara, alcuni diretti altri indiretti tramite i suoi affluenti - sia a monte della città che al suo interni - costituiti prevalentemente da scarichi abusivi di liquami civili non depurati o scarsamente depurati». Nel passaggio successivo Sarandrea evidenzia che «peraltro dalla consulenza è emerso che l’inquinamento così determinato si è esteso anche sul litorale marino della città di Pescara, specie nei pressi della foce del fiume, visto che le acque inquinate del fiume Pescara, sfociando in mare, vanno a compromettere la balneabilità delle acque marine antistanti la città di Pescara a destra e a sinistra della foce con conseguenti», scrive il gip, «evidenti rischi anche per la salute pubblica, trattandosi di litorale densamente frequentato da bagnanti». Sarandrea non ha dubbi e, relativamente alle cause «della compromissione delle acque», afferma che «gli accertamenti tecnici hanno evidenziato che i carichi inquinanti fossero derivati da una serie di fattori tutti imputabili prevalentemente all’ente gestore del Servizio idrico Integrato e tutti compiutamente individuati nel corso delle indagini e, segnatamente, da ingenti sversamenti di reflui non depurati».