L’intercettazione: dove si trova una pistola?

19 Ottobre 2023

Ecco i dialoghi captati dagli investigatori. I soldi sono un tema ricorrente: «Ho in tasca 4.200 euro»

PESCARA. Ci vogliono anche le armi per portare avanti gli affari di droga e farsi rispettare nel giro. E Dennis Di Lorito, considerato il gestore della piazza di spaccio in via Imele 23, lo sa: «Ma nu ferr dove si po trua’?», chiede all’amico e socio Massimiliano D’Attanasio. È un’intercettazione che, secondo i carabinieri e la procura, conferma la «pericolosità» dei personaggi coinvolti nell’operazione “Giorno e notte”. E Di Lorito è annoverato tra i pericolosi per i suoi precedenti: «È stato recentemente attinto», scrive il gip Francesco Marino, «da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il grave delitto di associazione mafiosa emessa dal gip dell’Aquila».
«C’ho un ferro», dice ancora Di Lorito in una conversazione captata dalle microspie, «una 45, lo voglio scambiare con un altro ferro, dove si può scambiare? Mi devo togliere questa 45 di merda». E D’Attanasio gli chiede: «Quanto costa? Quanto la vuoi paga’?». E Di Lorito spiega: «La mia è a tamburo, precisa proprio, non è un’automatica che si può inceppare». «Quanto gli hai dato per quella?». «Io gli ho dato 800/900 euro», risponde Di Lorito che poi spiega e rivela un dettaglio, forse un regolamento di conti non andato a segno: «A me ha fatto cilecca perché i proiettili erano umidi... perché altrimenti a tamburo come fa a fare cilecca, intacca il proiettile». D’Attanasio: «Sì, vabbè magari la botta non è partita». «Per fortuna», dice Di Lorito, «se avessi sparato a quello là». E D’Attanasio: «Pure a... gli è andata bene. A me Cristo mi ha aiutato l’altra volta». I carabinieri del Norm di Pescara, guidati dal comandante provinciale colonnello Riccardo Barbera e dal comandante della compagnia capitano Giovanni Rolando, annotano: «Dennis e Massimiliano parlano di armi ma soprattutto Dennis racconta di un episodio nel corso del quale aveva tentato di sparare a qualcuno ma la sua pistola si era inceppata».
Nelle intercettazioni ambientali e telefoniche, gli indagati parlano senza troppi misteri. I soldi sono un discorso ricorrente: «Io, ieri, ho cacciato 100 di nera, 50 i bianca e avevo in tasca 4.200 euro. Poi ho dato 500 euro a mio zio, 200 euro a mio padre, 200 euro a mio zio e sempre 3.200 ho in tasca», dice Marcello Belisario, detto “Maicol”.
In un altro dialogo D’Attanasio spiega a “Maicol” come si prepara il crack. «Più acqua ci metti e peggio è», dice Maicol, «più lo allunghi e più si annacqua perché la pietra quando è buona si deve indurire subito. La cocaina, la polvere dell’altra volta, il coso come c. si chiamava, la mannite, no la mannite, la cocaina, hai visto è uscita lo stesso, ma come si è ammollata, 6 ore a girarla perché il taglio fa schifo. Dopo non è che tutti i tagli sono uguali, non sarà il bicarbonato, sarà un’altra cosa ma sempre qualcosa che non va». (p.l.)