l’intervista

PESCARA. La neve alta più di 4 metri, le scosse di terremoto oltre i 5 gradi Richter e, forse, anche una frana con un pezzo di montagna che potrebbe essersi staccato. Marcello Buccolini, direttore...
PESCARA. La neve alta più di 4 metri, le scosse di terremoto oltre i 5 gradi Richter e, forse, anche una frana con un pezzo di montagna che potrebbe essersi staccato. Marcello Buccolini, direttore del dipartimento di Ingegneria e geologia dell’università d’Annunzio di Chieti, le chiama «concause». Perché, probabilmente, all’origine della valanga che ha devastato l’Hotel Rigopiano di Farindola non c’è soltanto una bomba di neve. Per ora, quelle di Buccolini sono «ipotesi»: «Serviranno analisi scientifiche approfondite per dire quello che è successo davvero a Rigopiano», spiega il docente, «di certo, adesso, in troppi parlano e non sono degli esperti». In base ai dati storici sulle valanghe, tra il 1999 e il 2005, si registrano tre slavine a poca distanza dal resort; tra Farindola e il paese confinante Arsita, negli stessi 6 anni, si contano 10 valanghe.
Professore, questi numeri significano che la zona dell’albergo è una zona a rischio?
«Il canalone a monte dell’hotel è evidentissimo e, probabilmente, ha avuto origine nella storia geomorfolgica evolutiva grazie a correnti, frane e magari anche a valanghe come in tanti altri versanti montani del nostro appennino. Però, questo non significa un rischio. Le valanghe sono legate alle condizioni morfologiche del territorio e queste condizioni possono cambiare anche a breve distanza».
In base a una mappa della Regione del 1991, gli ambientalisti sostengono che il resort sia stato costruito su detriti: è vero?
«Sento parlare di detriti e conoidi ma si tratta di commenti superficiali e che arrivano da inesperti. Dire che l’albergo è stato costruito sui detriti non significa niente: i detriti possono indicare frane o anche vecchie valanghe ma non determinano per forza un rischio».
Secondo lei, un albergo poteva stare in quel posto?
«Di certo, la presenza di quel canalone andava approfondita all’epoca della costruzione dell’albergo. Dire sì o no, adesso, senza dati scientifici certi, non è corretto. I territori non sono buoni o cattivi: dipende dall’uso che se ne fa».
Cosa è successo il 18 gennaio scorso a Rigopiano?
«Le condizioni meteo di quel giorno le conosciamo tutti: a Rigopiano c’era tanta neve. E poi bisogna considerare anche il terremoto che potrebbe essere stato una concausa all’origine della valanga. Il fatto che le scosse si siano registrate fino al primo pomeriggio mentre la valanga è accaduta dopo circa tre ore, verso le 17, non significa niente di particolare: in casi come questi possono trascorrere ore o addirittura settimane. Inoltre, potrebbe essersi verificata anche una frana con distacco di un pezzo di montagna. Serviranno accertamenti tecnici per dare risposte».
Dal lunedì al mercoledì della tragedia, il rischio valanghe in zona ha toccato il livello 4 su un massimo di 5: un pericolo sottovalutato?
«Quattro significa quasi il livello massimo. Un’indicazione che deve sempre destare allarme».
Si poteva prevedere quella valanga?
«Questo non si può dire. Che succedesse una valanga si poteva prevedere ma che succedesse proprio in quel posto era difficile da dire».
La valanga ha avuto una forza di 120 mila tonnellate: l’albergo poteva resistere?
«Un edificio non poteva essere progettato per resistere a quell’impatto devastante». (p.l.)
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