L’ira dei commercianti «Finora nessun aiuto»

6 Dicembre 2020

Lo sfogo degli esercenti per l’Abruzzo ancora in zona rossa: danno enorme E i bonus erogati finora sono fermi alla prima misura attuata dal Governo 

Il passaggio dalla teoria ai fatti, sugli aiuti alle imprese, viene svelato dalla voce dei commercianti. Gli stessi che hanno magazzini pieni di merce invenduta da pagare, casse vuote per anticipare la cassa integrazione ai dipendenti e una pioggia di disdette su ristoranti e alberghi in un periodo, dicembre, che vale il 50% del fatturato annuo, per commercio e ristorazione. Si scopre, così, che i bonus nazionali sono fermi, come erogazione, al decreto Ristori 1, la prima misura messa in atto dal Governo a sostegno delle attività colpite dal coronavirus. Neppure un euro dal Ristori 2, 3 e quater, l'ultimo approvato in ordine di tempo. Stesso quadro sul fronte regionale, dove delle 18mila domande prese in carico dalla Regione per il fondo perduto, ne sono state liquidate appena 3mila: tra il mandato di pagamento e l'accredito in banca passano circa 40 giorni. Per i commercianti e gli artigiani, un'eternità.
DECRETO RISTORI
IN RITARDO. L'assemblea convocata on line dai vertici della Confesercenti, con una massiccia partecipazione della base associativa, fornisce lo spunto per approfondire l'inchiesta sui finanziamenti e gli aiuti realmente arrivati ai titolari di attività che operano in Abruzzo. Sia i soldi stanziati dal Governo, che quelli della Regione.
«Dal Governo abbiamo ricevuto solo le somme stanziate nel primo decreto, il Ristori 1 di ottobre», dichiara Lido Legnini, direttore della Confesercenti Abruzzo. Significa che del decreto Ristori bis, ter e quater non è ancora entrato nulla nelle tasche degli esercenti, che hanno dovuto chiudere le attività. Ed è un punto chiave dell'inchiesta, che dimostra come bonus e indennizzi per i negozianti e gli artigiani, i lavoratori e i liberi professionisti sono ancora in alto mare, quanto a erogazione effettiva.
ACCREDITI LENTI. C'è una discrepanza anche sui numeri forniti dalla Regione, relativi al bando per il fondo perduto, e gli accrediti incassati dai beneficiari. «Dalla firma delle determina», hanno spiegato Legnini e Daniele Erasmi, presidente regionale Confesercenti, «alla reale liquidità sul conto corrente passano dai 35 ai 40 giorni. La Regione sta utilizzando strumenti ordinari per una situazione straordinaria». La Regione, al momento, ha in cassa 19 milioni 366mila 371 euro, fondo già incrementato con un nuovo stanziamento, che consentiranno di finanziare le prime le prime 18mila imprese su oltre 46mila domande pervenute.
Sono 12.800 le richieste di supporto economico arrivate da aziende e partite Iva, 4.650 domande dai lavoratori autonomi e 57 dalle agenzie di viaggio. Il report della Regione parla di 6mila domande liquidate entro il 10 novembre e altre 3mila il 27 novembre, che portano il totale della prima tranche a 9mila. Per la Confesercenti, invece, al momento non hanno ricevuto i soldi più di 3mila titolari di attività e partita Iva.
ZONA ROSSA A CARO PREZZO. «L’Italia riparte e l’Abruzzo resta fermo: pagheremo un prezzo altissimo, il più alto d’Italia in questo momento, e ci sono precise responsabilità. Questa volta non molleremo né indietreggeremo di un millimetro. Abbiamo intenzione di avviare una mobilitazione perché entro fine anno la Regione eroghi i ristori promessi questa estate e arrivati a poche centinaia di aziende, e perché ne preveda altri che coprano i giorni di ulteriore chiusura», il grido di allarme della Confesercenti. «Nessuno pensi di scaricare solo sulle nostre imprese i clamorosi errori di cui l’Abruzzo è in questo momento ostaggio».
Il prolungamento della zona rossa oltre il ponte dell'Immacolata, secondo la Confesercenti, brucerà il 50% degli incassi annui, legati proprio al periodo dello shopping natalizio.
LE CASSE VUOTE. Niente incassi e fornitori da pagare, mentre gli aiuti nazionali e regionali promessi hanno tempi lunghi. «Le casse dei nostri negozi sono ormai vuote», è la riflessione di Franco Menna, presidente di Confesercenti della provincia di Chieti, «ma i fornitori vanno pagati e questo sta strozzando le imprese».
Per Gianluca Grimi, coordinatore della federazione dei pubblici esercizi di Confesercenti, «nella gestione dell'emergenza qualcosa, in Abruzzo, non ha funzionato. Ora vogliamo i ristori che ci hanno promesso. La nostra categoria è stata la prima ad essere colpita. Forse torneremo in zona gialla poco prima di Natale: questo significa che bar e ristoranti resteranno chiusi ancora a lungo». Altri ristori, più corposi e mirati. Confesercenti chiede alla Regione un bando ad hoc per il commercio e finanziamenti mirati per i centri commerciali naturali, oltre alla proclamazione dello stato di emergenza per il settore del commercio, tra i più colpiti dalla pandemia.
LE VENDITE ON LINE. Con l'Abruzzo ancora in zona rossa, gli esercenti temono la concorrenza sfrenata dell'on line, che negli ultimi mesi ha fatto registrare una crescita esponenziale, fino al 40 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Ma a destare preoccupazione sono le fette di mercato che, con tutta l'Italia gialla, ad eccezione dell'Abruzzo, potrebbero essere rosicchiate dalle regioni limitrofe. Problema evidenziato dal presidente degli albergatori Daniele Zunica. «Abbiamo già dovuto disdire un Natale che prometteva bene: adesso subiremo la concorrenza delle vicinissime Marche e, a differenza della prima ondata, non avremo la possibilità di anticipare le casse integrazioni ai dipendenti. Il settore alberghiero è in ginocchio. Occorrono altri aiuti».
I SOLDI SCARSEGGIANO. Sono in attesa di ricevere gli aiuti promessi anche tutti gli operatori del comparto delle fiere, degli eventi e dell'animazione, che resta fermo. La Regione, secondo Confesercenti, è chiamata ad intervenire con l'azzeramento delle tasse locali e regionali, l'erogazione dei ristori regionali entro il 31 dicembre, la previsione di nuovi finanziamenti e il credito d’imposta regionale.
C'è un ultimo aspetto, da non sottovalutare: «La chiusura delle imprese produrrà, oltre al danno economico, anche quello psicologico», ha sottolineato Mario Antonelli, presidente di Confesercenti L'Aquila, «le istituzioni ne tengano conto».