L’ira di baristi e ristoratori: riaprire 2 giorni non serve

7 Gennaio 2021

Confesercenti e Confcommercio: «I pranzi? Inutili». Domani vertice con Marsilio

PESCARA. La possibilità di riaprire al pubblico (ma solo fino alle 18 e solo per due giorni, oggi e domani) è ben poca cosa rispetto alla valanga di problemi creati dalla pandemia. Problemi che vanno affrontanti, sviscerati, risolti con l'aiuto delle istituzioni e con una dotazione di fondi che appare imprescindibile.
E' un po' questo il senso del grido di allarme di Confcommercio nel momento in cui si entra, ma appena per 48 ore, in zona gialla.
«Se possiamo riaprire, ben venga la riapertura», commenta il presidente Riccardo Padovano che però guarda inevitabilmente indietro, a tutti i mesi di stop in particolare per bar e ristoranti, ma guarda anche avanti, al lavoro che va fatto per ripartire. «Abbiamo perso l'8 dicembre, Natale e Capodanno», come occasioni per lavorare, «le discoteche sono chiuse da tempo, gli alberghi impiegheranno anni per riprendersi», fa notare.
I MANCATI RISTORI E se in provincia si vuole pensare alla ripartenza non si può prescindere dalle attività di ristorazione che «sono 1300, con più addetti di una grande industria», fa notare.
Proprio preoccupandosi dei lavoratori, annuncia di voler «scrivere ai sindacati di categoria per chiedere di sostenerci, di portare avanti una battaglia insieme, perché il personale delle attività di ristorazione va tutelato. Qui si gioca sulla pelle delle imprese, ma ora non ci sono più le condizioni per andare avanti. Il nostro obiettivo è di tornare a lavorare e mantenere i posti di lavoro», ma le difficoltà sono enormi, a partire «dalla cassa integrazione che non viene erogata passando per i mancati ristori alle attività che hanno aperto nel 2020 e quindi non avevano diritto».
PRESTITI A TASSO ZERO Se i locali devono riaprire, «devono pensare agli approvvigionamenti, a rimettersi in piedi: ma come ripartiamo?», si chiede Padovano, e il pensiero va ai «mancati aiuti delle banche. Per noi non ci sono ombrelli offerti dagli istituti di credito quando piove, anzi troviamo porte chiuse. Non pretendiamo l'erogazione di somme a fondo perduto, ma chiediamo che ci venga data l'opportunità di ottenere prestiti a tasso zero. E il governo dovrebbe pensare a una moratoria per chi, a causa di questa situazione, si è ritrovato tra i «cattivi pagatori».
MORATORIA TASSE Altro aspetto, le tasse: serve una moratoria, o la rottamazione», dice sempre Padovano. Una occasione per approfondire si presenterà domani mattina, quando «incontreremo il presidente della Regione, Marco Marsilio, che ci ha convocati. A lui chiederemo di intercettare risorse e di investirle. In questa fase lasciamo da parte le schermaglie politiche», anche se dai parlamentari «non ho visto un intervento fattivo», fa notare Padovano. «Ora queste cose non ci interessano, bisogna pensare alle partite Iva che sono in ginocchio e dar vita a un intervento strutturale di aiuto a tasso zero per dare la spinta alle attività e farle riaprire. Insomma, serve un vaccino per l'economia».
PRANZO BOCCIATO I due giorni di zona gialla non entusiasmano neppure Gianni Taucci, direttore della Confesercenti. Sa già che alcuni non riapriranno, oggi e domani, e d'altronde «in un contesto di così grande difficoltà, aprire a pranzo non ha senso» e poi a Pescara, nell'area metropolitana e nelle aree interne sono in pochi a frequentare i ristoranti a pranzo, a parte alcune categorie di lavoratori. Sarebbe stato opportuno, nei provvedimenti del governo, «differenziare tra grandi città e centri più piccoli», perché il settore della ristorazione non procede ovunque nello stesso modo e comunque «se il governo pensa che la ristorazione sia rischiosa, sul fronte del contagio, dica a tutti di stare fermi e metta mano al portafoglio, assumendosi tutti i costi per far stare il personale a casa, altrimenti deve dare modo agli operatori di lavorare con la stessa dignità di altri settori».
In centri come Pescara sarebbe stato più opportuno «far aprire il sabato e la domenica, a pranzo», suggerisce Taucci, e sarebbe stato anche «più utile, per i locali».
SERVONO FONDI Quello che si augura Confesercenti è che «dopo metà mese si dia un segnale differente e di continuità, cioè arrivi un'indicazione sulla linea da seguire che vada bene per tutti i territori».
Da Taucci parte anche un appello alla politica, «tutta, a tutti i livelli». «Devono trovare una soluzione, altrimenti vadano a casa. E servono fondi, per affrontare questa situazione, per cui la Regione dovrebbe attivarsi», tenendo conto che «questo settore è molto turistico. E non ci dicano che le responsabilità sono altrove».
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