L’ironia dei No G7 in dialetto abruzzese: «Che ci venite a fa’?»

23 Ottobre 2024

Sono salite a 46 le sigle di un comitato pacifista eterogeneo Uno slogan: “No alla guerra economica, sociale e militare”

PESCARA. «La domanda è: che ci venite a fa’?». Lo ripetono in dialetto abruzzese, accentuando la cadenza per rimarcare il distacco dalle politiche «dei Paesi ricchi del mondo occidentale», politiche che secondo gli attivisti del grande fronte di mobilitazione pacifista No G7 Pescara hanno prodotto «effetti devastanti per l’economia mondiale e il futuro di gran parte dei popoli del nostro pianeta, perpetuando continue crisi umanitarie, guerre e immani disastri ambientali». Sono dieci promotori e altri 35 aderenti tra associazioni, sindacati e partiti politici, per un totale di 46 sigle riunite in un comitato eterogeneo che abbraccia da Rifondazione comunista e Potere al popolo al Movimento 5 stelle, da Alleanza verdi e sinistra e Radici in Comune ad alcuni consiglieri comunali e attivisti del movimento politico Pettinari sindaco, accanto ad Anpi, Cgil, Cobas, Arci e una costellazione di organizzazioni che si riconoscono nei valori dell’ambientalismo e si battono per i diritti umani, compreso quello fondamentale a vivere in pace.
“No alla guerra economica, sociale e militare”, “Soldi per la sanità non per le guerre” e “G7 complici del genocidio” sono i tre striscioni esposti ieri mattina in corso Vittorio Emanuele, all’angolo con via Caduta del Forte, proprio mentre il corteo di auto blu con il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani viene scortato fino a piazza Italia per l’atteso forum B7 di Confindustria. A guidare la protesta e a rilanciare la partecipazione alle iniziative che si terranno oggi e domani in concomitanza con l’arrivo dei grandi della Terra, è il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo. «Invitiamo tutta la popolazione, cittadine e cittadini, a far sentire la voce del dissenso», sottolinea Acerbo, «non vogliamo che i nostri soldi siano spesi per le armi e per la guerra, ma per i bisogni sociali della popolazione come la sanità o la scuola. Questa vergognosa corsa agli armamenti sta arricchendo la finanza, quella che Papa Francesco chiama l’economia assassina».
«Hanno portato qui il B7 di Confindustria per discutere di affari e non di economia reale», gli fa eco Renato Di Nicola del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, indicando il palazzo del Comune dall’altra parte della strada, «là dentro ci sono Marcegaglia, l’Eni, i produttori di caffè che fanno affari con l’Africa. Non è un caso che non ci siano sindacati e rappresentanti del lavoro artigiano, e nemmeno i missionari del Cini, il comitato italiano per il rilancio della cooperazione internazionale».
Per il movimento No G7 Pescara, il forum intergovernativo sarà solo «l’ennesima kermesse di propaganda, blindata e pagata con i soldi dei contribuenti». In totale, sommando i fondi di Comune e Regione, arriviamo a una cifra che supera il milione di euro. Di qui la ferma presa di posizione che sfocerà nella tavola rotonda di oggi pomeriggio al teatro Cordova, dalle 16 alle 19, intitolata “Le bugie dello sviluppo e del piano Mattei nella fase della guerra globale” con interventi di Paolo Cacciari, Franco Berardi, Moni Ovadia, Antonio De Lellis, Soumalia Diawara, padre Alex Zanotelli, Alberto Negri, Antonio Mazzeo, Marina Marinucci ed Elena Basile. Domani pomeriggio, invece, ci sarà il corteo pacifista in partenza alle 18 dalla Madonnina. «Rilanciare una grande mobilitazione pacifista è fondamentale, di fronte a uno scenario di guerra così feroce in Medio Oriente e nel cuore dell’Europa», ribadisce il segretario regionale di Sinistra italiana-Avs Abruzzo, Daniele Licheri, «basta con l’impunità, la complicità, l’inazione, anche e soprattutto di questo G7. Chiediamo l’immediato cessate il fuoco a Gaza, in Medio Oriente, in Ucraina e in tutti i conflitti armati nel mondo, per una conferenza di pace Onu, per il rispetto e l’attuazione del diritto internazionale, dei diritti umani, del diritto dei popoli all’autodeterminazione, per il riconoscimento dello stato della Palestina, per risolvere le guerre con il diritto e la giustizia».
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