L’ironico Diego catturato dalla musica Fabio schiavo dei fiori

di Jolanda Ferrara PESCARA Diego e Fabio Conti. Diego il musicista e Fabio il naturalista. Diego più espansivo e ciarliero, notturno, l'artista tutto genio e sregolatezza. Fabio più taciturno e...
di Jolanda Ferrara
PESCARA
Diego e Fabio Conti. Diego il musicista e Fabio il naturalista. Diego più espansivo e ciarliero, notturno, l'artista tutto genio e sregolatezza. Fabio più taciturno e (apparentemente) sornione, “gelido”, lo scienziato, vita sana e ordinata, instancabile camminatore all'aria aperta. La notte e il giorno, si direbbe. Contrapposti e complementari, due metà uguali, yin e yang. A Diego piace fare il parallelo con “Il visconte dimezzato”, il romanzo di Italo Calvino dove il protagonista è stato dimezzato secondo la linea di frattura tra bene e male. Ci scherza su e nella risata trascina il fratello di due anni e mezzo più giovane.
È un gioco che fanno da sempre e ti contagiano per quel modo di finire ogni discorso serio, ogni osservazione intelligente o battuta che sia, con una risata. Basta starci un po' insieme e sei nel gioco. Col brivido, però, di perdere qualche passaggio importante, tanto parlano a mitraglia e tanto sono acuti, geniali, parossistici. E con un curriculum che incute timore reverenziale, ma che entrambi sdrammatizzano portando il racconto sull'aneddoto, con risata finale. È Diego che dà voce all'affettuoso ritratto. Scopriamo che i due fratelli, madre cuneese, padre pescarese, cresciuti a Pescara dalla tenera età, hanno dormito in camera insieme fino ai 18 anni di Diego, quando è andato a studiare musica a Salisburgo. «Fabio», racconta Diego, «non beve né fuma, va a dormire presto e fa sport. Io tutto diverso, bevo caffè e alcolici, niente acqua. Colleziono film porno, mentre a lui fanno schifo. Anche nello studio siamo stati diversissimi, io al classico, lui ragioneria, studiava come un pazzo e poi gli veniva il mal di testa». «La sera io andavo a dormire e lui usciva», precisa Fabio, «e non è venuto alla mia laurea perché era sempre in giro per concerti, un anno da gennaio a maggio ha dormito solo due notti a casa».
«Fabio da piccolo», racconta Diego, «faceva fermare la macchina a mio padre che guidava, se vedeva un fiore per strada, perché doveva studiarlo. Ha sempre avuto un rapporto di amicizia con la flora e la fauna. Quando abitavamo vicino Villa de Riseis c'era un cantiere allagato vicino casa e Fabio rientrava con le tasche piene di girini, che metteva nella vasca da bagno facendo disperare mia madre. Poi ci siamo trasferiti in zona stadio e andavamo a giocare alla Caserma Cocco, ricca di vegetazione. Fabio era sempre pronto a fare a botte con quei ragazzini che mettevano il vischio sui rami per catturare gli uccellini». «Ho avuto la fortuna di fare un lavoro che mi permette di stare nei posti belli in montagna», ammette Fabio. «Sono sempre stato appassionato dalla natura, soprattutto degli animali pensavo finchè non mi sono iscritto alla facoltà di scienze naturali. Ho scoperto che il mondo vegetale non è così diverso da quello animale, e continuo a studiare la flora d' Abruzzo un po' perché è la mia regione e perché è una delle più ricche, la terza in Italia dopo Piemonte e Toscana. Ma a parità di estensione l'Abruzzo sarebbe prima insieme alla Liguria, come risulta da una check-list della flora italiana. Da un censimento che stiamo portando a termine, il Gran Sasso è il parco nazionale europeo più ricco di piante, con oltre 2400 tra specie e sottospecie. Maiella e parco nazionale d'Abruzzo ne contano oltre duemila».
Fabio, da iperspecialista qual è, andrebbe avanti snocciolando dati scientifici, ma Diego prontamente riporta il racconto sui binari dello humour: nel corso di una conferenza, presenti botanici da tutta Europa, Fabio avrebbe spavaldamente attribuito all'Abruzzo il primato floristico sull'intera Inghilterra! In realtà si trattava di un dato approssimativo, prova a giustificarlo il fratello maggiore, capace di comprendere il fuoco sacro che ti accende quando è la passione che ti guida.
Per lui la musica. Una storia bellissima e commovente quella di Diego col violino. «Strana», dice lui, vittima fino ai 14 anni dell'errata convinzione della suora che dirigeva il coro degli scolaretti della Domus Mariae, che pensava che lui fosse stonato. «Puntualmente mi cacciava, in realtà stonato era il mio vicino, ma per non fare la spia stavo zitto». Quindi niente lezioni di pianoforte con la suora. Tanta la delusione che alle medie Diego sceglie di non studiare musica,«che però non mi lasciava indifferente», ricorda, «era un po' per come una bellissima donna che mi aveva preso in giro, nell'odiarla ero comunque attratto da lei. Era l'epoca dei Genesis, Pink Floyd, Led Zeppelin. Ne ascoltavo i dischi a casa dei miei amici, amavo quella musica nuova e un giorno mi decisi ad andare a comprare un "lp". Non sapendo quale scegliere mi affidai alla copertina. La più bella mi parve quella di 200 Motels di Frank Zappa. Andai a casa, misi il disco sul piatto e per me fu la fine. Considero tuttora Zappa uno dei più grandi geni musicali del '900».
Quindi l'insperata iscrizione al Conservatorio di Pescara. «Ci dispiace, suo figlio ormai ha 14 anni, è troppo tardi per cominciare», si sentì dire il padre Arnaldo, che montò su tutte le furie tanto da richiamare l'attenzione dell'amico Elio Santangelo (fondatore di lì a poco dell' Accademia musicale pescarese) allora segretario della scuola media annessa. «Così entrai in conservatorio da perfetto raccomandato, senza esame d'ammissione e, il primo giorno, senza violino, con taccuino e penna». «Presto mi sono innamorato pazzamente della musica classica e ho capito il prodigio di suonare il violino. Sibelius, Poulenc, le sinfonie che mio fratello studiava in conservatorio, che poi non volle continuare. Da allora è stato un rincorrere il tempo perduto, ero in ritardo su tutto, cercai di bruciare le tappe con un corso preparatorio tutta l'estate per accedere al primo anno al Mozarteum, il tempio della musica europea, ancora grazie a mio padre che aveva capito il mio trasporto autentico nonostante la sua fosse una famiglia di avvocati e insegnanti in cui io e Fabio tra musica e fiori eravano visti con sospetto».
Una carriera elettrizzante che lo ha visto esibirsi in tutto il mondo come solista e al fianco di grandi della musica. La ricerca della perfezione in competizione continua con se stesso e con gli altri, fino all'inaspettata interruzione del rapporto con le corde del violino causato da distonia focale, la misteriosa malattia dei musicisti che impedisce loro di suonare.«Senza questo problema non sarei arrivato a scoprire la bellezza del comporre musica. Una cosa che non avrei mai osato fare per rispetto alla grandezza della produzione esistente. Mi sono detto: o vado oltre o niente. Col violino ho esagerato imponendomi di essere perfetto, inattaccabile. Ora non voglio fare lo stesso errore. Da compositore mi godo il momento creativo da solo ed è diversamente meraviglioso. Adesso riesco a sentirmi suonare, mi godo la vita autonoma del pezzo che ho creato ed apprezzo le cose più normali che prima ignoravo: andare al mare, innaffiare le piante, vedere gli amici. Ma non potrei mai suonare il pianoforte per hobby».
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