L’Isis rivendica la strage Caccia aperta ai cani sciolti

21 Dicembre 2016

Rilasciato il profugo pachistano arrestato dopo lo schianto, attentatore in fuga Dodici le vittime del tir lanciato sulla folla. Tra i 48 feriti anche due connazionali

ROMA. Di Fabrizia Di Lorenzo, la giovane italiana dispersa nell’attentato di Berlino, non ci sono tracce. Di lei resta solo il cellulare ritrovato nella devastazione del mercatino di Breitscheidplatz, travolto da un autotreno polacco lanciato contro la folla.

Se il suo nome dovrà essere scritto nella lista delle 12 vittime dell’attentato, a cui si aggiungono 48 feriti, due dei quali italiani, sarà stabilito dopo la prova del Dna, una volta comparati i campioni prelevati sui resti a quelli forniti dai familiari, volati dall’Abruzzo a Berlino. Ma a Sulmona il padre della ragazza, Gaetano, aspetta con il cuore pesante. «Non mi illudo» dice angosciato. È tutta da scrivere, ancora, la storia della strage di Natale, così simile a quella avvenuta a Nizza il 14 luglio, costata 84 morti. Una nuova mattanza su cui ieri lo Stato islamico ha impresso il suo sigillo nero, con una rivendicazione affidata ad Amaq, l’agenzia del Califfato. La rivendicazione è stata resa nota dal Site, il sito che monitora l’estremismo islamico sul web: l’attentatore è «un soldato dell’Is» che ha messo in atto «una vendetta per gli attacchi in Siria». L’uomo sbagliato. Se la matrice sembra chiarirsi, non ha ancora un nome e un volto l’autista killer, che potrebbe essere in fuga e armato. Dopo quasi 24 ore di accertamenti, infatti, viene rilasciato il pachistano che era stato fermato poco dopo la carneficina e che aveva continuato a negare tutto: secondo la Procura federale «i test eseguiti fino a questo momento non hanno fornito prove riguardanti la presenza dell’uomo nella cabina del camion» al momento della strage: il test del Dna e i controlli sulla presenza di povere da sparo eseguiti sull’uomo hanno dato esito negativo. Navid B., 23 anni, richiedente asilo arrivato in Germania attraverso la rotta balcanica il 31 dicembre 2015, era probabilmente l’uomo sbagliato. Il giovane, noto per molestie sessuali, ma non per estremismo, era stato individuato e catturato a due chilometri dal luogo dell’attentato su indicazione di un testimone, che aveva dichiarato di averlo visto scendere dal camion e fuggire dopo lo schianto e che l’aveva seguito dopo avere allertato la polizia. Alla ricerca di complici, all’alba la polizia fa irruzione nel campo profughi allestito nell’hangar dell’ex aeroporto berlinese di Tempelhof, ma la perquisizione non ha esito.

«Si tratta di indagini non di passi falsi» dichiara in serata il ministro dell’Interno Thomas de Maziere alla Zdf. «Gli inquirenti non si muovono nel buio - aggiunge - ci sono indicazioni, e per questo si è fiduciosi che possano esserci progressi» nelle indagini, conclude.

L’attentatore in fuga. L’ipotesi più inquietante ora è che «l'autore o gli autori siano ancora in fuga», «a piede libero» e forse anche «armati» avverte il presidente della polizia criminale federale Holger Muench. Dopo aver scelto la linea prudente sulla matrice dell’attacco, poco dopo mezzogiorno, quando la rivendicazione dell’Is non è ancora arrivata, de Maiziere ammette che «senza dubbio» è un attentato terroristico: «Il camion - dice - è stato guidato consapevolmente contro la folla» conferma. I magistrati che indagano tuttavia non sciolgono le riserve: «Non sappiamo con certezza se l’attacco sia di origine islamista» dicono, mentre il procuratore generale Peter Frank ha ammesso di non poter escludere che in fuga ci sia anche più di una persona. Il passeggero ucciso. Nella nebulosa che ancora avvolge i fatti, di certo c’è invece l’uccisione dell’uomo, un cittadino polacco, trovato nella cabina del camion sul sedile del passeggero: è stato freddato a colpi d’arma da fuoco, utilizzando una pistola di piccolo calibro. Nell’abitacolo, secondo l’agenzia Dpa, sono stati ritrovato indumenti macchiati di sangue, mentre il giovane arrestato «non aveva i vestiti macchiati». Il killer dunque potrebbe essersi cambiato sul camion dopo avere ucciso l’autista polacco per impossessarsi del mezzo. Il camion, che proveniva dall’Italia (un transito che non avrebbe nulla a che fare con l’attentato) e doveva effettuare una consegna a Berlino, sarebbe stato rubato attorno alle 16 di lunedì, poche ore prima della strage. L’esame dei dati del Gps ha rivelato che il tir, a partire da quell’ora, sarebbe stato messo in moto e spento più volte, come se qualcuno stesse effettuando delle prove in vista dell’ultimo viaggio.

Un primo tentativo di accensione è stato effettuato alle 15.44, quindi di nuovo alle 16.52 quando il motore è rimasto acceso fino alle 17.37 anche se il veicolo è rimasto fermo. Finché, alle 19.34 l’autoarticolato si è mosso in direzione di Berlino. Le vittime. Delle 12 vittime della strage, sei sono già state identificate, e sono tutte di cittadinanza tedesca. Tra i 48 feriti 14, ha riferito de Maziere, sono in condizioni gravissime. Ferite lievi per i due italiani. Tra le vittime non ci sono bambini.

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