L’odissea di un’anziana in attesa del treno

Patrizia Di Benedetto: tutto chiuso, neanche un posto a sedere, sono rimasta bloccata nel binario sbagliato
PESCARA. «Quarant’anni fa, quando l’hanno progettata, questa stazione doveva essere il fiore all’occhiello della città. Invece non funziona niente ed è tutto disorganizzato. Mi muovo abbastanza con il treno, ma quello che ho visto a Pescara non l’ho trovato in nessun’altra parte d’Italia». Patrizia Di Benedetto ha 65 anni e vive a Sulmona. La sua disavventura alla stazione ferroviaria centrale la racconta con la voce rotta dalla rabbia e dal profondo dispiacere.
«Sono arrivata a Pescara da Torino mercoledì scorso», rimarca la donna scandendo ogni dettaglio, «ho viaggiato comodamente con il Frecciarossa e sono arrivata alle 15,30 con un po’ di ritardo rispetto al previsto. Avevo la coincidenza per Sulmona alle 16,15 e, visto che avevo tutto il tempo per rinfrancarmi, sono scesa con la mia valigia nell’atrio centrale perché avrei voluto prendere un caffè. Al binario c’era un solo ascensore funzionante e potevano entrare soltanto due persone per volta. Visto che ho qualche difficoltà a camminare ho aspettato il mio turno pazientemente e, una volta arrivata al piano terra, ho fatto il giro della stazione. Solo allora mi sono accorta che il bar era chiuso e, non essendoci panchine e dovendo rinunciare al caffè, sono entrata nella libreria che per fortuna è sempre molto fornita». «Alcuni minuti prima dell’orario della partenza», aggiunge Patrizia Di Benedetto, «ho guardato sul tabellone il numero del binario del treno per Sulmona, il 7. Mi sono incamminata verso l’ascensore con la mia valigia pesantissima e sono salita al binario indicato. Alle 16,10 è successo l’incredibile: l’altoparlante ha annunciato il cambio di binario dal 7 al 4. Tutte le persone presenti sul marciapiede hanno iniziato a correre per le scale, io ho cercato l’ascensore sempre arrancando con la mia valigia e sono tornata al piano terra. Da lì avrei dovuto prendere un altro ascensore per il binario 4 ma, quando sono arrivata lì vicino, ho scoperto che non funziona».
È stato in quel momento che la signora ha perso la pazienza e ha iniziato a urlare, richiamando l’attenzione di un uomo con una divisa gialla. «Si è impietosito», aggiunge la donna, «si è offerto di portarmi la valigia e di sorreggermi con un braccio, accompagnandomi al binario su per le scale. Sono arrivata giusto in tempo per salire sul mezzo, evitando che le porte si chiudessero. Sono riuscita solo a dirgli “grazie” tra l’affanno». (y.g.)
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