«L’orco? È in casa»

Tre donne raccontano il loro inferno domestico
PESCARA. «Mio padre mi ha spinto a frequentare il corso». È a questo papà che va il “grazie” di Luana (non è il suo vero nome), 30 anni, pescarese.
Non rivela subito il suo tormentato passato, Luana. Ha bisogno di fidarsi. Di elaborare un dramma vissuto che, per fortuna, è alle spalle. Ma che riaffiora prepotente in un attimo. E quando sente le sue compagne di corso che si sfogano, trova anche lei il coraggio di liberare quel peso. E racconta quella «convivenza» di liti: «Il mio ex mi picchiava, aveva sempre atteggiamenti aggressivi, mi insultava, mi faceva sentire non amata, sola».
Una «escalation» di violenze «fisiche e verbali» dalle quali, lei, usciva prostrata: «Non mi potevo difendere, ero bloccata dalla paura. Ma non ho mai risposto con la violenza. Rimanevo immobile con la speranza che si fermasse, che prima o poi si fermasse». Dopo le lezioni di autodifesa all’Accademia, Luana ha una maggiore consapevolezza di sé. Si sente più sicura. Sente che può farcela. La strada è in discesa: «Mio padre mi ha suggerito il corso. Ora conosco le tecniche che mi hanno aperto nuove possibilità di rinascita, che mi hanno fatto acquisire sicurezza. Il passato è alle spalle, per me c’è un nuovo inizio». (c.co.)

