L’Ordine architetti: «Buco nel bilancio» Aperta un’inchiesta
Il presidente: «Abbiamo scoperto spese non giustificate» Nel mirino, la gestione di diecimila euro nel 2017
PESCARA . Il consiglio dell’Ordine degli architetti della provincia di Pescara chiama in causa la magistratura per un presunto buco in bilancio riferibile alla gestione del precedente direttivo.
Una questione non di ieri, ma che in questi giorni è stata denunciata pubblicamente con un post diffuso sulla pagina Facebook degli architetti pescaresi. A confermare la notizia è il presidente in carica dell’Ordine, Angelo D’Alonzo, eletto con il rinnovo delle cariche nel 2017. «Come nuovo consiglio in carica», spiega lo stesso D’Alonzo, «in sede di approvazione del bilancio, abbiamo constatato che ci sono una serie di spese che non avevano le dovute giustificazioni, e quindi per tutelare l’Ordine e i suoi iscritti ci siamo rivolti agli organi competenti, dai quali aspettiamo un pronunciamento».
Nessun commento ulteriore da parte di D’Alonzo fino a quando non arriveranno i chiarimenti, che dovranno quindi arrivare dagli esiti della denuncia presentata alla Procura. A mettere in subbuglio l’associazione che raccoglie circa 1.500 professionisti della provincia, due terzi dei quali attivi nel capoluogo, sono i dati venuti fuori durante l’assemblea ordinaria per l’approvazione del consuntivo 2018.
«È emerso un dato sconcertante», viene denunciato sul gruppo Facebook degli architetti, «oltre diecimila euro di uscite non rendicontate o con rendiconti non compatibili con l’attività istituzionale avvenuti nel 2017».
Il periodo contro il quale si punta il dito sarebbe in particolare il primo semestre di quell’anno, quello antecedente all’elezione di D’Angelo e all’insediamento del consiglio rinnovato, avvenuto il 15 novembre 2017. Incongruenze, uscite non rendicontate, spese non compatibili con l’attività di rappresentanza dell’Ordine: chiarezza da fare, insomma, che ha portato il consiglio ad attivarsi con le azioni ritenute necessarie a tutela dell’Ordine pescarese e dei suoi iscritti. Tutte verifiche che ora sono probabilmente ancora al vaglio degli inquirenti. In sostanza quello che si chiede sulla piazza virtuale degli architetti pescaresi, dove chi scrive «auspica che il responsabile riesca a giustificare quanto dovuto, perché, se davvero fossimo di fronte a un’appropriazione indebita, sarebbe un fatto gravissimo e senza precedenti nella storia del nostro ordine. Se davvero fossimo di fronte a un reato, oltre al danno economico, sarebbe un gravissimo colpo nei confronti dell’immagine e della reputazione del nostro ordine, ergo della nostra categoria professionale e questo sarebbe ancor più grave. Ora tutto è in mano agli organi preposti che certamente faranno emergere eventuali responsabilità».
Contattati dal Centro, rappresentanti della precedente gestione non hanno voluto commentare la notizia.
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