L’Ordine dei medici a Marsilio: «Più tamponi e laboratori»

CHIETI. Possono essere i principali diffusori del virus e per tale ragione andrebbero sottoposti a tampone obbligatorio. Tamponi da estendere, se possibile, alla stragrande maggioranza della...
CHIETI. Possono essere i principali diffusori del virus e per tale ragione andrebbero sottoposti a tampone obbligatorio. Tamponi da estendere, se possibile, alla stragrande maggioranza della popolazione abruzzese. La richiesta indirizzata al presidente della Regione, Marco Marsilio, e all’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, è firmata dai presidenti dei quattro Ordini provinciali abruzzesi. A spiegare i motivi di questo appello è il dottor Ezio Casale, da 14 anni presidente dell’Ordine dei medici di Chieti. Perché questa richiesta?
«Gli operatori sanitari, come già ho avuto modo di spiegare sul Centro, sono i principali diffusori del virus. E per il lavoro che facciamo possiamo spargerlo sia in ospedale che all’esterno».
Qual è la procedura che si adotta sui tamponi?
«Solo a pazienti sintomatici, seguiamo la linea guida dettata da una commissione di esperti composta da membri del Consiglio superiore di sanità e del ministero della Salute: evidenzia che nei soggetti asintomatici il rischio di trasmissione del contagio è limitato. E questa è l’ipotesi scientifica su cui si basa il comportamento avuto anche nella nostra ragione. Ma l’esperienza di Vo’, paese del Veneto, dove i tamponi sono stati fatti a tappeto alla popolazione, e dove il contagio in due, tre settimane si è azzerato, dimostra che si può fare prevenzione. Come in Corea del Sud dove la diffusione è stata ben contenuta, molto più che da noi».
Tamponi di massa. Perché no?
«Non credo che ci siano difficoltà economiche, non vi è neppure una difficoltà a reperirli. Forse il problema vero, e più serio, è che con un elevato numero si rischia di intasare i laboratori, attualmente solo a Pescara e allo Zooprofilattico di Teramo».
Lei parla di una sorta di studio conoscitivo, vuole spingere a giocare in anticipo sul virus?
«Proprio così. Recentemente, a un gruppo di esperti è stato affidato l’incarico di stabilire qual è l’arco temporale di un paziente infettante: due giorni prima dall’inizio dei sintomi e fino a 14 giorni dopo. Se un medico asintomatico comincia ad avere dei sintomi, dopo 48 ore ha avuto tutto il tempo per poter infettare colleghi o pazienti. E così a seguire, come in una catena».
Che cosa aspettarsi ?
«In queste due settimane possibili nuovi casi e quindi la diffusione ulteriore del contagio. Se vogliamo isolare il virus, ripeto, l’unica strada possibile è quella dei tamponi. La richiesta è stata fatta al presidente Marsilio e all’assessore Verì, sperando di essere ascoltati. Ci sono obiettive difficoltà ma questo è il momento di cercare di superarle con tutte le forze in campo. Va data la possibilità di aprire altri laboratori per le analisi dei tamponi. Purtroppo, le curve del contagio non sono ancora rassicuranti, abbiamo il problema che stiamo in ritardo rispetto alle regioni del Nord: troppi spostamenti da quelle regioni e poi in tanti non hanno rispettato le misure. Un ultimo appello».
Dica pure.
«La Regione, con misure specifiche, ha dato la possibilità di non favorire l’accesso negli studi dei medici di famiglia, soprattutto grazie all’ormai nota ricetta elettronica. Ma per alcuni farmaci esiste ancora l’impossibilità a farla. Si chiamano farmaci in Dpc: si possono prescrivere solo su ricetta rossa e vengono dispensati dalle farmacie territoriali dopo aver fatto ordine alle farmacie ospedaliere. In questo caso i pazienti sono costretti ad andare dal medico. E non va bene. Va data la possibilità di ricettare anche questi farmaci in modalità telematica, evitando la ricetta rossa, avremmo risolto altro problema. Tra le ricette rosse ci sono anche molti farmaci con piano terapeutico, le eparine, farmaci ospedalieri che prima prescrivevano solo gli specialisti. Farmaci che spesso riguardano patologie croniche e che sono prescritti a immunodepressi, i più fragili e i più a rischio in questo momento».
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