L’orefice reagisce ai banditi: volevano farmi un buco in testa

12 Novembre 2014

Sambuceto, Mauro D'Arcangelo racconta la rapina subita in pieno giorno e il faccia a faccia con i malviventi: ho pensato a mia madre

«Mi hanno colpito alla testa non so quante volte, grondavo sangue, ma fino all’ultimo ho cercato di difendere la mia merce. Fino a quando mi hanno puntato la pistola addosso e uno di loro mi ha detto “Fermati, sennò ti faccio un buco in testa”. E mi sono fermato». Mauro D’Arcangelo, il gioielliere di 46 anni rapinato lunedì pomeriggio nel suo negozio di via Amendola, a Sambuceto, racconta quei momenti con la lucidità di chi ha capito che in fondo gli è andata bene. Anche se alla fine i banditi sono riusciti a scappare con circa 70 mila euro di preziosi, anche se, come racconta al Centro, «in attesa dell’assicurazione dovrò fare un mutuo per riacquistare tutto».

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Il giorno dopo la brutale aggressione, avvenuta in pieno pomeriggio e in pieno centro, D’Arcangelo, finito in ospedale per le ferite alla testa, è uscito (dopo aver firmato) con una prognosi di dieci giorni e, tutto sommato, ancora il coraggio e la voglia di continuare. «Ho ancora i capelli tutti sporchi di sangue, ma è chiaro che vado avanti con l’attività, anche se dovrò fare un mutuo. La verità è che quando mi sono reso conto che era una rapina pensavo di poter tenere testa a quei due, perché li ho visti giovani. Per questo ho reagito e forse avrei continuato, se non fosse entrato il terzo bandito, quello con il passamontagna. È stato allora che mi hanno puntato la pistola, non so neanche se fosse vera o finta, perché avevo perso gli occhiali, e mi hanno minacciato che mi sparavano».

«Uscendo dal bar li avevo visti lì davanti, ho chiesto se avevano bisogno di qualcosa, mi hanno detto di sì, e credendoli dei clienti li ho fatti entrare. Ma già quando ho aperto la seconda porta mi hanno aggredito alle spalle, colpendomi almeno venti volte alla testa. Ho cominciato a perdere sangue, tanto sangue, ma non ho mollato, in quei momenti pensavo solo a salvare la merce. Mi sono fermato quando mi hanno puntato la pistola, perché ho pensato a mia madre. Sennò andava a finire peggio».