L’organo torna a suonare dopo più di mezzo secolo

Città Sant’Angelo. Dopo quasi 60 anni di silenzio, partono i lavori di restauro Il prezioso strumento fu realizzato per la collegiata di San Michele nel 1700
CITTÀ SANT’ANGELO. Dopo oltre mezzo secolo di silenzio, l'organo della collegiata di San Michele Arcangelo potrà tornare a suonare. Sono infatti in partenza i lavori per il restauro di quello che di fatto è un doppio organo, custodito all'interno della chiesa presente all’interno del centro storico di Città Sant’Angelo. Verranno illustrati domani mattina, nel corso di un incontro aperto alla cittadinanza alla presenza del vescovo monsignor Tommaso Valentinetti, di don Lorenzo Di Domenico, del sindaco angolano Matteo Perazzetti e di Michele Formentelli, responsabile della ditta incaricata di eseguire le operazioni. Servirà oltre un anno per poter tornare ad ascoltare il suono dell’organo «che è composto da due organi, sovrapposti tra di loro, per un totale di 1218 canne», spiega don Lorenzo.
«Il primo fu realizzato dalla famiglia Fedeli di Camerino nel 1700, il secondo, nel secolo successivo, dalla famiglia Gennari. Il suo compito era quello di abbellire e impreziosire la collegiata di San Michele, in quel periodo presa di mira dall’arte barocca dopo le influenze romaniche e longobarde. A differenza di tutti gli altri organi, ha una cassarmonica in muratura e non in legno, particolare che lo rende quasi unico nel suo genere. In Italia ce n’è solo un altro come quello che abbiamo qui a Città Sant'Angelo e si trova a Venezia». Da tempo però, l’organo rappresenta solo un lussuoso arredamento della chiesa, in quanto l’usura e il deterioramento hanno smesso di farlo funzionare da oltre cinquant’anni. «Forse anche da sessanta», precisa don Lorenzo. «Possiamo dire che dell’attuale generazione non sono in molti a ricordarne il suo suono. Con quest’intervento noi vogliamo tornarlo a sentire».
I lavori di fatto sono già iniziati, visto che nella mattinata di ieri gli incaricati hanno cominciato a smontarlo. Lavori che hanno un costo di 100mila euro, per metà finanziati con l’8 x 1000 dalla Cei e per metà affidati alle offerte ricevute dalla comunità angolana.
«Devo dire che io ho ereditato quest’importante compito, nato dalla volontà del sindaco Gabriele Florindi. Ho sposato il progetto e ho fatto di tutto per portarlo avanti, fino ad arrivare all’inizio delle operazioni di restauro», spiega ancora don Lorenzo. Che, nonostante siamo ancora all’inizio del lungo intervento, immagina già quello che potrà essere il giorno in cui l’organo tornerà a disposizione della collettività. «Contiamo di riaverlo per settembre 2022. In quella data vogliamo organizzare un concerto in cui l’organo sarà il protagonista principale, per sancirne la riconciliazione con i fedeli. È un patrimonio per tutta la cittadina e dev’essere conservato e valorizzato».

