L’orso morto a Pettorano? Forse è il “ladro” del pollaio

La Forestale indaga sul caso di avvelenamento. Intanto il paese si divide tra chi vuole misure più severe contro le incursioni e chi difende il plantigrado
SULMONA. Un paese diviso a metà tra chi vuole l’orso e chi non lo vuole. Associazioni che promettono taglie per chi aiuta a smascherare il presunto avvelenatore. Altre che nascono per la tutela dell’orso anche fuori dal Parco. La riserva regionale Monte Genzana che chiede aiuti alla Regione per garantire l’incolumità degli orsi e dei cittadini. Il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise che mette a disposizione dissuasori e altri dispositivi per non far avvicinare i plantigradi alle case e agli allevamenti. Persino interrogazioni al Governo, mentre il Corpo forestale prosegue con gli accertamenti per scoprire le cause del decesso ed eventuali responsabilità.
Una giornata frenetica e convulsa quella di ieri, seguita al ritrovamento dell’orso privo di vita, ai margini della pista ciclabile di Pettorano sul Gizio. Un day after che ha scombussolato un’intera comunità, un paese immerso nella natura e che vive nella natura e per la natura. Già di primo mattino le unità cinofile antiveleno del corpo forestale sguinzagliate alla ricerca di bocconi avvelenati nelle campagne percorse fino all’altro giorno dall’orso deceduto. Un labrador, Jonai e un pastore belga malinois, Dingo di 5 anni che per l’intera mattinata hanno fiutato ogni angolo del piccolo paradiso che costeggia il fiume Gizio e che l’orso finito male, aveva scelto come residenza privilegiata.
«Non sono state trovate né esche né carcasse avvelenate», ha comunicato a fine giornata il comandante provinciale del corpo forestale, Nevio Savini. Per quanto riguarda l’inchiesta aperta sulla vicenda in cui si ipotizza il reato di uccisione di specie protetta, il comandante ha quindi precisato che dopo il sequestro della carcassa che è stata momentaneamente sistemata in una cella frigorifera nella sede del Pnalm a Pescasseroli, si prosegue nei controlli e che «al momento non ci sono indagati. Abbiamo sentito tre persone perché a conoscenza dei fatti. Non abbiamo sentito gli allevatori e le persone che hanno avuto incontri ravvicinati con l’orso. Lo faremo nei prossimi giorni». Intanto l’allevatore e dipendente Enel che era rimasto ferito mentre cercava di fuggire dal raggio d’azione di un orso, i forestali sospettano sia quello ritrovato morto, ha annunciato di voler chiedere i danni materiali, fisici e psicologici che la vicenda gli avrebbe provocato. Da due giorni non riesce a dormire e lunedì si recherà da un neurologo per farsi visitare. Sempre tanti altri residenti hanno raccontato le loro disavventure e i continui incontri ravvicinati che da un anno hanno avuto con gli orsi. «Siamo dispiaciuti per la morte dell’orso», sostiene il portavoce del comitato per l’allontanamento dell’orso dalla Riserva del Monte Genzana, Domenico Ventresca, «un tragico evento che, se ci fosse stato un intervento tempestivo da parte degli enti preposti, così come noi residenti avevamo più volte richiesto, non si sarebbe mai verificato. Per questo continuiamo a ribadire, anche per tutelare l’esistenza degli altri che continuano a girare per i nostri giardini, che gli orsi devono essere allontanati e riportati nello storico areale del Pnalm». Contrari gli ambientalisti e i cittadini di Pettorano favorevoli alla presenza dell’orso. “E’ da decenni che l’orso frequenta stabilmente il nostro territorio”, evidenzia l’ex sindacalista Mimì d’Aurora che proprio ieri insieme ad altri pettoranesi ha costituito un’associazione per la tutela dell’orso nel Genzana, »tanto da diventare il simbolo della nostra area protetta. L’orso deve restare tra noi e voglio sperare fino alla fine che non si tratti di avvelenamento. Altrimenti ci saremmo resi responsabili di un crimine tra i più gravi che macchierà per sempre il nostro territorio».
Claudio Lattanzio
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