L’ospedale Covid è realtà: lavori conclusi in 90 giorni

I posti letto sono 181, il costo 11 milioni di euro: 7 della Protezione civile e 4 di Bankitalia
PESCARA. Centottantuno posti letto, 40 dei quali di terapia intensiva, colori pastello e immagini del territorio per rendere la permanenza quanto più possibile confortevole, macchinari innovativi, quattro livelli dedicati, tempi record di realizzazione: l'Abruzzo ha il suo Covid Hospital. Inaugurata la struttura allestita a Pescara, nella palazzina ex Ivap, per anni fatiscente e in abbandono. Una prima parte della struttura è operativa già da fine maggio, quando vi furono trasferiti i primi 32 pazienti per far fronte all'emergenza coronavirus e allentare la pressione sull'ospedale di Pescara. Da ieri il nuovo presidio è pronto ed è a disposizione della collettività. Pochi i pazienti affetti da Covid-19 ancora ricoverati, ma la struttura potrebbe essere determinante in caso di una seconda ondata di contagi.
LA STRUTTURA. Il nuovo edificio viene definito strategico per Pescara e per l'Abruzzo: a emergenza conclusa sarà utilizzato per le esigenze della rete sanitaria abruzzese. Lì, inoltre, verrà trasferita l'Unità operativa complessa di Malattie infettive del capoluogo adriatico, consentendo di recuperare spazio da destinare alla Geriatria. La struttura è costata circa undici milioni di euro: sette sono stati messi a disposizione dal Dipartimento nazionale della Protezione civile e tre dalla Banca d'Italia, oltre ad alcune risorse che erano a disposizione della Asl. A occuparsi dei lavori, conclusi prima del previsto e in tempi record, cioè meno di 90 giorni, è stata la Omnia Servitia srl. In caso di emergenze e necessità, i 181 posti letto possono salire fino a 214.
COME FUNZIONERÀ. Nel nuovo presidio si lavorerà in un'ottica interdisciplinare. Al settimo piano, ad esempio, ci sono 40 posti letto, di cui 12 di rianimazione e 28 di terapia subintensiva. Al sesto piano, altri 40 posti letto, di cui dieci ad alto isolamento a disposizione delle Malattie infettive. Al quinto piano c'è un altro braccio ad alto isolamento che verrà dedicato all'ambito pneumologico e alla gestione dei pazienti considerati complessi, oltre a 22 posti letto suddivisi tra la pneumologia e la nefrologia. La nuova impostazione permetterà, dunque, anche alla nefrologia di entrare in un circuito virtuoso. L'idea è quella di lavorare cercando di occupare non più del 90% dei posti letto disponibili, così da avere margini di autonomia in caso di emergenza o necessità.
LA CERIMONIA. Presenti, tra gli altri, alla cerimonia inaugurale, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, l'assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, il sindaco di Pescara, Carlo Masci, il vice capo della filiale dell'Aquila di Bankitalia, Massimo Calvisi, la patologa e neuroscienziata Antonella Santuccione, originaria di Cepagatti e donna dell'anno in Svizzera, che ha contribuito con consigli e indicazioni nelle fasi peggiori dell'emergenza, il direttore generale facente funzioni della Asl di Pescara, Antonio Caponetti, il direttore delle Malattie Infettive, Giustino Parruti, e il referente regionale per le emergenze, Alberto Albani, oltre a tutti i vertici dell'azienda sanitaria pescarese. Presente anche l’ingegner Maurizio Vicaretti, direttore dei lavori. Due le fasi che hanno caratterizzato l'evento. Prima la benedizione e la visita dei nuovi reparti alla presenza di autorità civili e religiose, poi una conferenza stampa nell'aula magna dell'ospedale per illustrare i dettagli del progetto. La seconda parte della cerimonia si è aperta con un minuto di silenzio per le vittime del Covid-19 e con l'esibizione del tenore Piero Mazzocchetti, che ha intonato l'Inno di Mameli e la romanza "Nessun dorma" della "Turandot" di Puccini. L'aria si conclude con il celebre passaggio "all'alba vincerò", quasi a voler lanciare un segnale di speranza nella lotta al coronavirus. Per l'occasione è stato letto anche un messaggio che il commissario straordinario per l'emergenza, Domenico Arcuri, ha inviato a Marsilio: «Il Covid Hospital di Pescara», sottolinea, «diventa straordinaria testimonianza di come in Italia si possano realizzare strutture rapidamente». Grande soddisfazione del sindaco Masci, che parla di «un giorno felice per Pescara e per l'Abruzzo» e sottolinea che «qui è andato in onda l'orgoglio abruzzese». Ricordando le settimane «dure e complesse» dell'emergenza, Caponetti si sofferma sulla "sinergia" che ha consentito di raggiungere un «risultato straordinario» se si pensa che «quei locali fino a tre mesi fa erano in condizioni disastrose». Parruti sottolinea come, nel dare "l'assistenza più adeguata" durante l'emergenza ci si sia resi conto che «sarebbe stato bellissimo poter avere un modo di lavorare interdisciplinare nel tempo e nel futuro». L'infettivologo ricorda anche l'efficacia dell'utilizzo sperimentale del Tocilizumab sui pazienti affetti da Covid-19, sperimentazione su cui «è stato pubblicato un secondo studio». «Novanta giorni fa avevamo un palazzo abbandonato da 15 anni, novanta giorni dopo», evidenzia Sospiri, «abbiamo un ospedale da 180 posti letto. Quello che oggi vedete è frutto di un grande cuore, che è andato oltre l’ostacolo. È stato realizzato ciò che sembrava irrealizzabile».
«Consegniamo alla città e all'intera regione una struttura d'eccellenza, con quindici giorni di anticipo rispetto alla data di consegna prevista e un risparmio di due milioni e mezzo di euro», dice soddisfatto Marsilio. Il governatore, ricordando che la realizzazione è avvenuta seguendo i principi della massima trasparenza e del risparmio, sottolinea come l'Abruzzo è passato «dall'essere una regione “canaglia” per la sanità a una delle prime in Italia per capacità di progettare e attuare quanto previsto». Per Verì è «un punto di arrivo importante, che fa della Regione Abruzzo una tra le prime in Italia. A renderci ancora più soddisfatti è sapere che anche dopo l'emergenza questa struttura rimarrà a disposizione della rete ospedaliera e non verrà smantellata». Ringraziamenti unanimi, infine, sono stati espressi nei confronti del personale sanitario, per questi mesi di lavoro instancabile.
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