L’ospedale di Penne perde personale Allarme del comitato

21 Novembre 2019

Il presidente Spoltore: «Medici e infermieri in affanno La Asl si è impegnata a sostituire ogni figura che va via»  

PENNE. In attesa, e nella speranza, di ottenere a fine novembre il parere favorevole del tavolo di Monitoraggio sulla sua riclassificazione a ospedale di base con sede di pronto soccorso, l’ospedale San Massimo di Penne nei giorni scorsi è stato al centro di un confronto tra l’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì, il direttore generale della Asl di Pescara, Antonio Caponetti, gli amministratori comunali di Penne e una delegazione dell’associazione “Salviamo l’ospedale di Penne”. «Abbiamo incassato la volontà dell’assessore regionale Verì di portare avanti la rivalutazione dell’ospedale San Massimo. In questo incontro però abbiamo soprattutto chiesto di fermare l’emorragia di personale medico, infermieristico e Oss che continua in tutti i reparti», ha sottolineato il presidente del comitato di protesta, Nicola Spoltore.
«Abbiamo lasciato al manager Caponetti un promemoria delle criticità che vive il nostro nosocomio. Il manager ci ha assicurato che ci sarà il ricambio del personale uno a uno».
«Questa cosa, a dire il vero ci sta un po’ stretta dato che dal punto di vista del personale abbiamo già subito dei tagli pesanti», spiega sempre il presidente del comitato “Salviamo l’ospedale di Penne”. «L’area medica, dopo il pensionamento del dottor Verri, la maternità della dottoressa Balducci e i recessi dei dottori Di Tullio, Lanzi e Ferrante (vincitori di altri concorsi), è messa a dura prova per la mole di lavoro svolta. Il day hospital di Medicina, con il dottor Orlando e il dottor Delle Monache, rappresenta un’assoluta eccellenza nel seguire i pazienti con patologie epatiche nel pre e post trapianto di fegato al policlinico di Roma. Tra due anni, però, entrambi andranno in pensione e con i medici contrattualizzati ad uno, tre o sei mesi sarà difficile dare continuità a questo servizio. Il problema legato agli infermieri è che questi, per la maggior parte, sono assunti con una modalità che li costringe a un continuo turnover in altri ospedali».
Le altre criticità sottolineate dal comitato riguardano l’ambulatorio di cardiologia, insufficiente a coprire le esigenze del territorio, l’ambulatorio pediatrico aperto solo due giorni a settimana che costringe i genitori a portare i propri figli a Pescara. E poi ancora le difficoltà di urologia, della farmacia ospedaliera, e del sottopassaggio che collega i due padiglioni ospedalieri: quello dell’area medica a quello dell’area chirurgica.
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