L’ospedale San Massimo sempre più smembrato

17 Novembre 2015

Penne, il corteo di protesta con 500 persone non ha attenuato la preoccupazione Rianimazione, Radiologia e laboratorio analisi sono stati ridimensionati

PENNE. Il futuro dell'ospedale di Penne continua a preoccupare. Dopo il corteo di protesta organizzato sabato scorso dal movimento per la sanita vestina, che ha visto circa 500 persone scendere in piazza per contestare l'imminente chiusura del Punto nascita, cresce la preoccupazione di politici e cittadini per quel che sarà la riorganizzazione generale del San Massimo.

L’ospedale potrebbe restare in vita come presidio sanitario di un’area classificata come disagiata, di certo, a parte le rassicurazioni del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, intervenuto a Penne nel corso dell'inaugurazione della Variante Est, sembra esserci davvero molto poco. Nel corso degli anni, l'ospedale vestino è stato spolpato dei servizi più importanti, ridotta la capacità ricettiva in termini di posti letto e ridimensionato l'organico, sia a livello medico che infermieristico. Dal reparto di Rianimazione si è passati alla Tipo, vale a dire l'unità di terapia intensiva post operatoria; il laboratorio analisi, da unità complessa è stata trasformata in unità semplice. Insomma, diverse funzioni fondamentali sono state tagliate numerosi reparti, compreso il Punto nascita, messi nella condizione di non poter fare più i numeri necessari per rimanere in vita. La Radiologia, già da alcuni mesi ormai, non assicura più prestazioni agli utenti esterni. Tutti queste riduzioni di spesa non hanno fatto altro che alleggerire il peso specifico del San Massimo per avviarlo a un rapido processo di smembramento. A pagare tutta questa situazione, con l'imminente riorganizzazione sanitaria decisa a livello regionale, non sarà soltanto la città di Penne ma l'intero comprensorio.

«Penne deve mantenere l’ospedale; è inimmaginabile che un’area territoriale così vasta e penalizzata dall’assenza di collegamenti viari efficienti, possa perdere l’ultimo baluardo pubblico ancora funzionante», affermano Gilberto Petrucci e Emidio Camplese, rappresentanti del movimento civico Penne Città Aperta.

«Il San Massimo deve continuare a operare con i propri reparti, che sono vitali per il comprensorio, quindi da ospedale di base essendo questa una zona disagiata come dimostrano i numeri. Ci sono le condizioni per ottenere il salvataggio del presidio sanitario, purchè vi sia la volontà politica. Facciano fatica» proseguono Petrucci e Camplese «a immaginare che, nella provincia di Pescara, possa operare un solo e unico ospedale rispetto a una popolazione di quasi 300 mila abitanti. In questo caso, a rischio, c’è il diritto alla salute di tutti».

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