L’ufficiale dei carabinieri e la corsa disperata al parco

26 Giugno 2024

L’orrore raccontato dal figlio e la speranza di provare a salvare il ragazzo Ecco come domenica è iniziato l’incubo di una famiglia e poi di una intera città

PESCARA. Domenica sera stava innaffiando quando il figlio maggiore ha chiamato lui e la moglie per dire loro ciò che il fratello gli aveva appena confidato. E cioè che c’era un ragazzo morto nel parco e che lo avevano ammazzato a coltellate quel pomeriggio due suoi amici. Una manciata di secondi per passare dalla serenità di una domenica sera in famiglia, all’inferno che nel giro di poche ore, fino all’alba del giorno dopo, lunedì, si è abbattuto poi sulle famiglie dei due ragazzi accusati dell’omicidio, sulla famiglia del povero ragazzo ucciso e su tutta la città, fino a diventare un caso che ha scosso l’Italia intera.
Di fronte alle parole del 17enne che raccontava l’orrore a cui aveva assistito poche ore prima, l’ufficiale dei carabinieri ha agito con il senso del dovere di chi porta la divisa e il cuore di chi sa quanto vale la vita di un figlio. E così in pochi secondi ha urlato al suo ragazzo di salire in macchina e si è fatto portare sul posto: a cercare quel giovane, a vedere se era ancora vivo. A provare a salvarlo. Lungo la strada ha chiamato il 118, i carabinieri, la polizia, e poi una volta nel parco, anche per fare strada ai soccorritori e fargli raggiungere il prima possibile il ragazzo accoltellato, il tenente colonnello si è fatto guidare dal figlio che tra rovi e sterpaglie gli ha fatto trovare il corpo di Christopher là dove lo avevano trascinato i suoi assassini. E anche se il figlio glielo ripeteva che non c’era più niente da fare, il genitore ci ha sperato fino all’ultimo, magari si muove ancora. E invece era come diceva il ragazzo, lo stesso che quella stessa sera, negli uffici della Questura, ha raccontato ogni dettaglio al pm Gennaro Varone e ai poliziotti. E da lì, dalla sua testimonianza chiave, è partito tutto, con il caso passato nella stessa notte alla Procura dei minori e i due presunti responsabili sottoposti a fermo. Ma dolore e smarrimento non passano. Gli amici del figlio li conosceva, con la cerchia che a quell’età si allarga e si restringe a seconda dei momenti, l’ufficiale dei carabinieri bene o male sapeva chi fossero e qualche mamma si conosceva anche. Eppure è successo quello che è successo e suo figlio, che pure si è reso conto e ha raccontato ogni cosa, era lì mentre accoltellavano quel ragazzino docile, esile, che ha seguito ignaro i suoi assassini. È alla nonna del ragazzo che va tutta la vicinanza dell’ufficiale e della sua famiglia, una tragedia infinita, insanabile, ma anche alle altre famiglie travolte da questa storia. Ma è dalla famiglia che si riparte. Dalla famiglia che si ricompatta e che fa scudo, capace di rimettere al centro le regole dell’amore, della compassione e del rispetto. E la testimonianza del ragazzo è solo l’inizio di una presa di coscienza collettiva. (s.d.l.)