L’ultima trovata del Falco: calciatore in India

MONTESILVANO. Il Falco colpisce ancora, ma questa volta a 7mila chilometri di distanza dalla sua città. Mario Ferri, uno dei montesilvanesi più esuberanti e avventurosi della città, da qualche...
MONTESILVANO. Il Falco colpisce ancora, ma questa volta a 7mila chilometri di distanza dalla sua città. Mario Ferri, uno dei montesilvanesi più esuberanti e avventurosi della città, da qualche settimana è volato in India, non lontano da Calcutta, per una nuova esperienza calcistica e di vita. Per mettere a segno il primato di diventare il primo italiano a giocare sui campi di calcio di tutti e 5 i continenti, Ferri ha indossato la maglia numero 7 dello United Sports di Kalyani, siglando un contratto che lo terrà in India per sei mesi. A seguire, partirà alla volta degli Stati Uniti, dove è già in programma un’esperienza con il Miami United, per poi chiudere il cerchio in Oceania, dopo le esperienze alle Seychelles e in Giordania.
Ma il calcio non è l’unico obiettivo del viaggio del Falco che, pur avendo un temperamento sopra le righe, come ha dimostrato con le numerose invasioni nei campi di tutto il mondo, o inscenando la sua morte o raggiungendo la Croazia a bordo di un pedalò, sembra possedere anche un animo estremamente sensibile. A raccontarlo sono le sue pagine social dove, alle foto delle partite e dei momenti goliardici trascorsi con i suoi compagni di squadra, si alternano video in cui il montesilvanese percorre i quartieri più poveri delle città indiane, facendo donazioni continue, a cominciare dai bambini. Ferri, infatti, ha preso l’impegno di dare in beneficenza, nel corso del suo soggiorno indiano, tutti i proventi del gruppo di pronostici calcistici Robin Hood che gestisce. «È un’esperienza di vita che ti segna, perché ogni giorno assisti a scene difficili da immaginare per noi italiani, abituati a ogni genere di comfort», racconta Mario mostrando immagini di treni senza porte, letti di legno, docce senza acqua calda e, soprattutto, di tanta, troppa povertà. Tra le esperienze peggiori, oltre al furto delle scarpe, che lo ha visto rimanere a piedi nudi a 30 chilometri da casa, la visione di un bambino morto per strada, segnalato proprio da lui alla polizia, che lo ha profondamente turbato. «Allo stesso tempo, però, è tutto estremamente nuovo e affascinante», confessa. «Degli indiani apprezzo soprattutto l’umiltà e la gentilezza».(a.l.)

