L’ultimo appello agli indecisi dei 4 candidati presidenti

Legnini, Marcozzi, Marsilio e Flajani: i comizi di chiusura della campagna elettorale
PESCARA. Giovanni Legnini intervistato da Dario Vergassola sul palco del Pala Becci a Pescara è la prima immagine della chiusura della campagna elettorale del candidato dei civici, popolari e progressisti. «L'Abruzzo sta diventando una incubatrice di buona politica», esordisce Vergassola che rifila stilettare ironiche, molto ironiche, agli avversari di centrodestra. «Ascolto, pazienza e dialogo», dice invece Legnini, «siamo andati molto oltre le nostre aspettative», continua, «riscoprendo autonomia e identità».Ringrazia tutti, Legnini: i suoi candidati ed i volontari che hanno partecipato alla campagna elettorale. «Ce l'ho messa tutta, ed io ho fatto tutto ciò che potevo fare. Ora dobbiamo vincere questa battaglia per la nostra regione». E cita i ragazzi della Brigata Maiella «che hanno combattuto per la libertà e fatto forte l’Abruzzo». Saluta infine gli abruzzesi tornati dal Venezuela, che fa salire sul palco, strappando un grande applauso. «Ci sono persone che vanno in giro per l'Abruzzo che sono indecise. Cercatele e convincetele ad andare a votare», è il suo appello finale che anticipa decine di abbracci.
Migliaia di persone anche per i 5 Stelle. «In Abruzzo non si combatte una battaglia nazionale ma si decide il vostro futuro», sottolinea subito Luigi Di Maio dal palco del pala Dean Martin a Montesilvano. Parla dopo Paola Taverna, Pierluigi Paragone, Domenico Pettinari e Daniele Del Grosso, il vicepremier 5 Stelle, ed elenca tutto quello fatto finora dal Movimento nel governo con la Lega. Si scaglia contro le coalizioni avversarie: «Se vincono dovranno accontentare i capibastone». E arringa la platea gremita: «È venuto il momento del riscatto degli onesti. Se votate Sara votate una come voi. Io vi giuro che Sara non l’abbandoniamo».
Tocca a lei parlare. Comincia con un «Uaoh!, Quanti ne siete, grazie». E poi regala alla platea un breve filmato di nonna Minuccia, 102 anni. «Ha ancora la voglia di seguire la politica. Mi ha detto questa volta ce la dovete fare perché non è possibile che ci siano tutti quei vecchioni nei palazzo». Quindi boccia i risultati del governo uscente e chiede: «Tutto questo non vi fa arrabbiare terribilmente»? E poi: «Ci dobbiamo liberare delle marchette ai consiglieri regionali». Ed elenca le priorità: lavoro, sanità, ambiente e dissesto idrogeologico, lanciando accuse pesanti agli avversari: «Votami che ti faccio saltare le liste d’attesa. Questo succede. La prima cosa che farò sarà di radere al suolo la dirigenza delle Asl, rimuoverli». Ripete la parola «accozzaglie» rivolta alle coalizioni che sfida. E promette di cambiare la legge elettorale che appunto cancella le coalizioni. Prima di salutare cita Primo Levi che scrisse «L’Abruzzo è forte e gentile». E tutto si chiude con le note di We are the champion e con abbracci ai candidati. Il primo è con Pietro Smargiassi.
Marco Marsilio parla invece in piazza Michele Muzii, a Pescara. Sceglie la piazza della movida il candidato presidente del centrodestra, che ci tiene a dire che nella sua coalizione ci sono anche i popolari. Per l’ultimo comizio, non ha accanto Giorgia Meloni, ma ci sono volti di candidati pescaresi di Fratelli d’Italia. In una nota, riassume così i concetti detti dal palco: «È stata una bellissima campagna elettorale, positiva. Gli abruzzesi hanno voglia di cambiare. Una campagna elettorale particolare», dice Marsilio, «fatta in pieno inverno, tra difficoltà atmosferiche e strade poco praticabili perché il presidente del centrosinistra, D’Alfonso, ha tenuto sotto scacco un’intera regione prima di lasciare l’incarico. In questo articolato percorso attraverso l’Abruzzo ho toccato con mano la volontà di rinascita dei cittadini con un voto convinto a favore del centrodestra. È stata un’esperienza straordinaria», aggiunge, «che mi ha portato a spostarmi per centinaia di chilometri, ad ascoltare decine di storie di sacrificio, di speranza, di sofferenza, di coraggio, di successo. Troverò un ente con troppe criticità», afferma Marsilio, «ridotto dal centrosinistra ad essere strumento di decrescita, che ha acuito lo squilibrio territoriale tra le aree costiere e le zone interne. Una mia priorità», promette, «sarà la razionalizzazione della macchina regionale per renderla efficiente, snella e rapida nelle procedure amministrative».
Stefano Flajani, candidato presidente di Casapound, chiude all’Aquila, all’hotel Castello, assieme al segretario nazionale Simone Di Stefano. Ai sostenitori, Flajani ribadisce i suoi punti programmatici come «la nazionalizzazione delle autostrade, di A24 e A25, che sono strategiche», e l’applicazione della legge per la difesa dell’agricoltura. Davanti agli attivisti rilancia il “patto dell’arrosticino”, ma a modo suo sostenendo «la necessità di tutelare e valorizzare il prodotto abruzzese, soprattutto combattendo l’importazione di carmi ovine provenienti dalla Romania o, peggio ancora, addirittura da Chernobyl». Ribaditi, nel corso del comizio, i temi cari a Casapound, quelli della «sovranità monetaria e l’uscita dall’euro». Infine, un brindisi e un augurio: «Sono convinto», dice, «che Casapound ha buone possibilità per conquistare il suo primo seggio nel centro sud d’Italia».
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