«La Asl ha bisogno dell’ospedale di Penne»

25 Luglio 2017

Il direttore generale Mancini: il San Massimo avrà un’area medica di 40 posti e 15 di lungodegenza

PENNE. Il direttore generale della Asl di Pescara, Armando Mancini, è intervenuto sabato scorso a Penne, in largo San Francesco, all'incontro organizzato dalla Spi -Cgil per chiarire la situazione dell’ospedale San Massimo. Il numero uno della Asl pescarese ha snocciolato numeri e programmi e ha garantito che l’ospedale di Penne non chiuderà.
«L’ospedale di Penne non chiude e non può chiudere, non fosse altro perché è il secondo ospedale dopo Pescara e quest’ultimo non può sopportare tutto da solo. C’è stata una riduzione degli ospedali in tutta Italia, quindi anche in Abruzzo. Da 26 adesso ne abbiamo 18-19», ha attaccato Mancini.
«L’Abruzzo come le Marche, come il Lazio, ha perso un certo numero di ospedali. La Asl di Pescara ha perso un ospedale, quello di Popoli, che da ospedale è diventato polo riabilitativo. Per Penne la questione è differente. Il San Massimo ha avuto il riconoscimento di ospedale di area disagiata. E questo ha permesso il mantenimento dello stato di ospedale. Il decreto ministeriale 70 del 2015», ha precisato Mancini, «prevede per gli ospedali di area disagiata poche cose: un reparto di medicina, un servizio di chirurgia e un pronto soccorso. Attraverso un’operazione di sensibilizzazione delle forze sindacali, da chi rappresenta l’area vestina come i sindaci e anche dei comitati cittadini, abbiamo lavorato e siamo a lavoro per rendere, con l’atto aziendale, l'ospedale di Penne quanto più vicino a un ospedale che presenti molti servizi».
«Penne avrà una sua unità operativa semplice di Chirurgia (giornaliera o programmata con una degenza di 5 giorni), un’unità operativa semplice di Otorino (2 posti letto di day hospital), una unità operativa semplice di Traumatologia e artroscopia (2 posti letto)», ha continuato il manager.
L’area medica avrà complessivamente 40 posti, 30 di medicina più altri 10 che andranno ad equiparare più o meno i posti letto anche di Geriatria. Ci saranno poi 15 posti letto di lungodegenza, una unità operativa semplice di diagnostica dell'apparato digerente, rimarrà l’emodialisi e vi sarà, in più, l’unità operativa semplice di Ginecologia e di interruzione di gravidanza. «Questo vuol dire che non si tornerà a partorire a Penne, dobbiamo rispettare le leggi dello Stato. Ci saranno un laboratorio analisi, un servizio di radiologia h12, un servizio trasfusionale e un servizio di oncologia. Il pronto soccorso rimarrà, e i codici rossi, come avviene in tutta Italia, saranno gestiti all’ospedale di Pescara. Sarà presente anche l’unità Operativa intensiva post operatoria, molto importante per operare e intervenire in tranquillità», ha spiegato alla numerosa platea intervenuta il direttore generale. Si è tornato a parlare anche del progetto di ristrutturazione da 12,5 milioni del San Massimo. «Un intervento necessario, che dovrà però essere rimodulato in base alle nuove esigenze dell’ospedale», ha detto Mancini.
La Asl di Pescara, in sintonia con la Asp, sta inoltre valutando la possibilità di intervenire sulla struttura abbandonata del Carmine. L’idea è di utilizzare seimila metri quadrati degli 8500 complessivi della struttura sanitaria abbandonata per farvi una residenza per anziani. Una struttura da 60 posti letto, e dal costo di circa 1,5 milioni di euro.
Al confronto con Armando Mancini hanno preso la parola anche alcuni componenti del comitato “Salviamo l'ospedale di Penne”.
«Quando Penne era Asl i numeri li aveva», ha sostenuto il dottor Nicola Spoltore. «Chiediamo che il nostro ospedale sia classificato come ospedale con sede di pronto soccorso, come quello di Sulmona. Dobbiamo avere un pronto soccorso capace di stabilizzare le emergenze serie, perché siamo a un'ora e mezza da Pescara e negli anni non siamo riusciti ad avere neanche una strada di collegamento veloce».
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