La Asl: «L’unica protezione è il vaccino»

30 Ottobre 2016

Granchelli spiega quali sono i soggetti a rischio di contagio e chi va sottoposto a profilassi

PESCARA. «La vera arma contro la meningite meningococcica è rappresentata dal vaccino. Solo con la protezione raggiunta attraverso la vaccinazione è possibile, oggi, evitare e sconfiggere questa grave malattia». A parlare è Carla Granchelli, direttore del Servizio Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica della Asl di Pescara che parla della disponibilità di «vaccini sicuri ed efficaci, somministrabili sia in età pediatrica che negli adulti, in grado di prevenire tutte le meningiti da meningococco causate dai 5 sierogruppi patogeni (A, B, C, W135, e Y)».

Granchelli ricorda anche la procedura promossa dalla Asl quando viene accertato la presenza del caso di miningite meningococcica come quello emerso negli ultimi giorni in Pediatria. La profilassi, spiega, viene raccomandata solo per chi ha avuto contatti «stretti» cioè per coloro che nei 7 giorni precedenti all’esordio della malattia siano stati vicini alla persona malata. E quando si dice vicini bisogna considerare chi ha condiviso l'abitazione o un ambiente di studio (la stessa classe) o di lavoro (la stessa stanza) o lo stesso mezzo di trasporto per viaggi di alcune ore, e anche chi ha dormito nella stessa casa o mangiato allo stesso tavolo del malato. Va sottoposto a profilassi antibiotica anche chi ha avuto contatti con la saliva del malato (attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti, giocattoli) o comunque contatti ravvicinati e duraturi. Profilassi necessaria, prosegue la Granchelli, anche per chi è stato esposto direttamente alle secrezioni respiratorie del paziente (per esempio durante manovre di intubazione o respirazione bocca a bocca).

Per tutti gli altri, cioè per chi non ha avuto un contatto diretto con il malato o ha avuto esclusivamente contatti con un soggetto "a rischio", non è raccomandata alcuna profilassi antibiotica perché, pur trattandosi di una malattia grave, «questo tipo di meningite mostra un basso grado di contagiosità, con casi secondari piuttosto rari, a differenza di altre malattie come l'influenza e il morbillo con un tasso di contagiosità di gran lunga superiore».

Non sono previste, poi, misure specifiche di disinfezione degli ambienti in cui il malato ha soggiornato, trattandosi di un microbo (meningococco) scarsamente resistente nell’ambiente (sensibile alle variazioni di temperatura e all’essiccamento). La Asl raccomanda, in questi casi, un'accurata pulizia (sanificazione) con detergenti comuni e una prolungata aerazione degli ambienti mentre non è necessaria la chiusura e la disinfezione di scuole, asili e palestre dove si è verificato il caso.