La badante romena feritaincontra i tre figlidell'uomo che ha sparato

La donna è stata trasferita nel reparto di Ortopedia. L'amica: "Come farà adesso a lavorare?"

PESCARA. Di prima mattina, i tre figli di Antonio Di Martile, l'ex dipendente comunale che si è ucciso dopo aver sparato e ferito gravemente la badante della moglie invalida, sono andati a trovare Corina Dascalu, la 35enne romena a cui è stato amputato il braccio sinistro. «Ho potuto vederla soltanto un istante perché si era svegliata da poco e non volevo affaticarla. Io e i miei fratelli ci siamo commossi, non è stato facile incontrare Corina, avrei voluto dirle tante cose, ma alla fine è stata lei a parlarci: "Non ti preoccupare", ha detto», racconta Claudio Di Martile che, insieme ai fratelli Luciana e Peppino, è andato nel reparto di Ortopedia dell'ospedale di Pescara dove è ricoverata la donna che martedì sera è stata colpita due volte dal fucile da caccia di Di Martile e, dopo un intervento di nove ore, ha perso il braccio sinistro.

La famiglia Di Martile è affranta ed è divisa tra un genitore morto «parcheggiato all'obitorio», come dice Claudio perché, fino a ieri, la procura non aveva ancora dato il nulla osta per la celebrazione dei funerali, e la tragedia di quella donna che il padre Antonio ospitava da cinque anni nella sua casa di via Punta Penna.

«Ma dobbiamo pensare anche a nostra madre», dice Claudio, che abita a Montesilvano e gestisce un distributore di benzina a Città Sant'Angelo. Anche l'anziana signora Evelina Leporieri, invalida a causa di un ictus, ha riportato ferite lievi alla mano e alla testa in quella notte di follia e ora è ricoverata in ospedale, osservata da un'assistente sociale.

«Faremo tutto ciò che prevede la legge», dice Di Martile che sa che, presto, arriverà una richiesta di danni da parte della badante romena. «Non ci tireremo indietro, faremo quello che c'è da fare e affronteremo questa tragedia con coraggio», conclude l'uomo. Intanto, in ospedale è andata anche Liliana, l'amica di Corina che si sta occupando dei figli di 7 e di 14 anni che hanno visto la madre riversa a terra.

«Corina è arrivata a Pescara da sei anni, ha sempre lavorato e adesso senza un braccio non potrà più farlo», dice Liliana. «Ha un carattere forte ma dovrà pure avere uno stipendio per mantenere i figli», dice la donna. «E' normale che Corina chiederà un risarcimento», aggiunge, «ma non ce l'ha con i figli del suo padrone di casa, non è colpa loro ma del padre». A sostenere la badante è arrivato il fratello che abita e lavora a Milano e c'è anche il fidanzato Florin.

Una tragedia che è esplosa alle 19.40 di martedì nel rione Villa Fabio, al confine con Villa Raspa di Spoltore: tante, troppe, le liti che riecheggiavano quotidianamente dall'appartamento al secondo piano dei Di Martile e sfociate nelle minacce della badante di andarsene definitivamente, fino al tragico epilogo con il pensionato che ha imbracciato il fucile da caccia e sparato.

Intanto, il corpo di Di Martile resta all'obitorio perché, senza il nulla osta, non è stato possibile fissare la data dei funerali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA