La battaglia in aula del Patto per l’Abruzzo

28 Agosto 2024

La minoranza esce a testa alta: D’Amico risponde con 906 emendamenti, cestinati dal centrodestra

L’AQUILA. «Il patto delle lenticchie». Così lo ha definito Silvio Paolucci, il capogruppo del Pd in Consiglio regionale. «Tre marchette inserite nell’assestamento di Bilancio», ha rincarato la dose il consigliere dem, Pierpaolo Pietrucci. «Rispettate tutti i Comuni abruzzesi», l’ammonimento lanciato verso i banchi della maggioranza da Luciano D’Amico.
Per l’opposizione è stata una vera e propria battaglia oltre che un banco di prova da cui i consiglieri del Patto per l’Abruzzo sono usciti a testa alta dopo aver per ore innalzato barricate sul percorso del centrodestra che si è ricompattato ed ha calpestato gli avversari, senza concedere nulla.
La prima parte di un Consiglio che crea una frattura difficile da sanare si può riassumere così. Esordisce Dino Pepe, che non fa sconti al centrodestra, aprendo la strada a Paolucci che parla di «lenticchie» e «favole», riferendosi nel primo caso agli emendamenti concessi a Lega e Forza Italia dal partito di Marsilio per disinnescare l’opposizione interna alla maggioranza. E nel secondo caso agli aiuti annunciati per i danni della Peronospora e la grave carenza idrica, rimasti solo sulla carta.
«Presenteremo 906 emendamenti, tre per ognuno dei 302 Comuni abruzzesi rimasti fuori dalla Legge-Quaglieri. Il numero non è casuale», spiega Paolucci, «è la totalità dei Comuni della regione, meno tre, cioè Avezzano, Secinaro e Lecce nei Marsi, che hanno beneficiato degli stanziamenti predisposti dall’assessore al Bilancio e sono finiti al centro del nodo creatosi all’interno di Fratelli d’Italia, con protagonisti lo stesso Quaglieri e il capogruppo Verrecchia. La maggioranza si è scontrata in queste settimane per un piatto di lenticchie», ribadisce il capogruppo dem, «su tre finanziamenti puntuali, per soli tre soli comuni sui 305 che ci sono in Abruzzo. Tutto ciò è svilente. La maggioranza ha litigato per questo mentre il debito della sanità è diventato mostruoso e assistiamo ad un crollo delle prestazioni sanitarie, alla crisi dell’automotive e del lavoro, all'agricoltura aspetta ancora i rimborsi per i danni del maltempo e della peronospora. E mentre il trasporto pubblico ha visto aumenti che peseranno sulle famiglie più fragili».
L’opposizione non ha puntato solo ad annullare i tre articoli targati Quaglieri nella legge di assestamento ma anche ad abrogare la cosiddetta “legge mancia”, che cuba 23 milioni, ed è stata approvata alla fine del 2023, con l’obiettivo di quindi di riconvertire quella enorme somma per finanziare sanità, agricoltura, trasporto pubblico e altre priorità.
Lo spiega bene in aula Pierpaolo Pietrucci che definisce «tracotante» l’atteggiamento di Quaglieri «anche verso la maggioranza». Gli interventi si susseguono, incisivi e non semplicemente ostruzionistici. Da Giovanni Cavallari a Vincenzo Menna; da Antonio Blasioli, vice presidente del Consiglio, che punta il dito anche contro la Notte dei Serpenti, evento finanziato dalla Regione su una corsia preferenziale, a Ennio Pavone, che richiama la maggioranza distratta o assente dall’aula, dando anche una stoccata a quei dieci consiglieri di FdI, Forza Italia e Lega che ieri hanno deciso di fare dietrofront ritirando i propri emendamenti contro la Legge Quaglieri; e infine sono da segnalare i contributi dati alla dura battaglia ingaggiata contro il centrodestra da Antonio Di Marco a la combattiva Erika Alessandrini che hanno spalancato le porte al leader del Patto per l’Abruzzo, D’Amico, intervenuto in questa prima fase per tirare le somme: «Rispettate tutti i Comuni abruzzesi. Il momento è difficile, occupiamoci dei problemi di tutta la regione e non solo del cimitero di Secinaro», alcune delle frasi dette in aula dall’ex candidato presidente prima che il Consiglio regionale si avviasse verso una conclusione a senso unico con i 906 emendamenti della minoranza bocciati e la legge Quaglieri approvata insieme a un pugno di emendamenti della maggioranza che Paolucci ha marchiato come un «piatto di lenticchie». (l.c.)