La battaglia infinita delle “Mamme Agbe”

Valeria, Carla, Daniela: «Ecco come assistiamo i nostri figli affetti da tumori con l’aiuto dell’Agbe»
PESCARA. La "piccola grande" Natasha oggi ha 13 anni e da grande vuole fare l'ematologa, la studiosa delle malattie del sangue. I suoi modelli di riferimento sono Daniela Onofrillo e Antonella Sau, rispettivamente dottoresse del reparto oncoematologico pediatrico dell'ospedale Santo Spirito di Pescara che la bimba, residente a Farindola, frequenta dall'età di nove anni. «Da quando è stata colpita da una grave forma di leucemia che solitamente aggredisce adulti sui 35 anni», racconta la madre Valeria Cirone, «mia figlia ha subito diversi ricoveri durati mesi, tra cui 4 di isolamento, quando la malattia non le dava tregua. Ma lei non si è mai persa d'animo, anzi, ha trovato il coraggio di affrontare il suo dramma con giocosità e determinazione. Tanto che ora si è messa in testa di voler fare l'ematologa da grande e ha già cominciato a interrogare le dottoresse Onofrillo e Sau sul tipo di scuola liceale da intraprendere il prossimo anno, quando uscirà dalle medie. E' talmente immersa in questo sogno che ogni volta le capita di incontrare qualcuno che sta male, lei si immedesima e dice: “Dai, fammi vedere che cosa hai, come se già fosse un dottore". Negli anni, si è dovuta sottoporre anche a interventi midollari aspirati, impegnativi anche per i grandi.
«Ma quando», riprende la signora Cirone, di professione assistente sociale, «i medici le hanno fatto fare l'ultimo aspirato, lei ha risposto quasi dispiaciuta: “Sono finiti? Proprio ora che mi ci ero abituata”. E poi, con la spensieratezza della sua età, mi dice sempre: “Mamma, io sono una ragazzina fortunata, perché se non avessi avuto la malattia e non avessi conosciuto gli amici dell'Agbe, non avrei mai potuto incontrare Lorella Cuccarini e Marco Verratti"».
Carla Maione, di Pescara, è un'altra "mamma Agbe", così si definiscono le madri dell'Associazione genitori bambini mopatici che opera sul territorio da 17 anni, quando è stata fondata da Massimo Parenti e Achille Emilio Di Paolo. Maione è la madre di Matteo, 9 anni oggi, ma il cui calvario è cominciato quando lui aveva 4 anni.
«Una rara forma di tumore, diagnosticata dal mio pediatra di base Pasqualino Di Giacomo, che non finirò mai di ringraziare», puntualizza la signora che nella vita fa assistenza ai disabili, «ha costretto il bimbo a tante sedute di chemio. Lui prende tutto come se fosse un gioco e quando è stato operato, si è toccato il pancino e mi ha detto: mamma, questa è la porta da dove è uscita la bua. Matteo da grande vuole fare l'astronauta, me lo ripete come una cantilena da quando aveva due anni, ma intanto si diverte con le tante iniziative che organizza l'Agbe: giochi, gite, eventi musicali».
L'Agbe «ci unisce e ci dà forza» è il commento di un'altra associata, Daniela Dell'Aquila, originario di Milano e residente a Pescara, mamma di Serena, oggi dodicenne. «Una leucemia l'ha aggredita all'età di tre anni e mezzo, ma ha sempre vissuto le terapie come un gioco. Oggi è serena di fatto, oltre che di nome, i nostri figli stanno tutti bene. Inizialmente mia figlia era seguita in ospedale da un’assistente sociale che si chiamava Lucia, era bravissima, oggi lavora al Nord e ci manca tanto. Noi genitori abbiamo un dolore dentro che ci portiamo appresso ogni giorno, ma ci rendiamo conto che i nostri figli, dopo la malattia, sono più sensibili, più forti e più maturi di fronte alla vita. Hanno superato prove troppo difficili per la loro età». Le mamme Agbe «si riconoscono, si parlano, si danno coraggio e sono unite" concludono le tre madri, le cui esperienze sono «fonte di ispirazione anche per i medici che ci chiedono consigli e ci coinvolgono totalmente nelle diagnosi». Il loro "grazie" va a tutti gli uomini e le donne dell'Agbe e ai medici che hanno sostenuto e aiutato i loro figli a tornare a nuova vita: oltre a Sau e Onofrillo, a Pierluigi Lelli Chiesa, Antonello Persico, Nicola Pappalepore, Maurizio D'Arcangelo, Gaetano La Barba e Valerio Cecinati. (c.c.)
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