La beffa dei vaccini: 63 dosi per ogni medico

Oggi la distribuzione dei 19mila pezzi. I 300 professionisti del Pescarese: la Asl ci dica come regolarci
PESCARA. Vaccini antinfluenzali: parte oggi alle 12 la distribuzione di circa 19mila dosi di tetravalente ai medici di famiglia e ai pediatri che hanno atteso questo giorno per oltre un mese, sfibrati dai ritardi nella consegna del prodotto e dalle minacce dei pazienti, sul piede di guerra con l'influenza alle porte e l'emergenza Covid in atto.
Ma i medici non potranno ritirare più di 63 dosi a testa «quando ne servirebbero almeno 250» sostengono. La terza partita di vaccini (dopo le 40mila dosi già terminate a metà novembre) dunque, è arrivata, ma secondo i calcoli dei medici di famiglia non soddisferà i bisogni di tutti i pazienti in attesa. A quali categorie di malati cronici potranno essere somministrate le dosi disponibili? Cosa accadrà quando i pazienti busseranno alle porte degli ambulatori? Chi potrà essere vaccinato per primo?
Sono i dilemmi su cui si dibattono i medici del territorio che, nel frattempo, hanno consigliato ai loro assistiti di rivolgersi all'ospedale per prenotare la vaccinazione, in attesa di questa nuova fornitura.
Intanto, per stemperare gli animi, arriva l'annuncio del direttore del dipartimento Sanità della Regione Abruzzo, Claudio D'Amario, che anticipa per martedì prossimo la consegna (una da parte di Sanofi) di due mega partite di vaccini, 20mila dosi per gli adulti e 36mila pediatriche (anche spray) da distribuire alle quattro Asl regionali.
«Saranno prodotti d’importazione estera», presumibilmente olandesi, perché in Italia il medicinale «è ormai irreperibile». Su invito della Asl, giunto via Pec nella mattinata di ieri, dunque, oggi dalle 12 alle 14 i professionisti della medicina generale potranno presentarsi nella sede dell’unità di Igiene epidemiologia e Sanità pubblica di via Paolini per ritirare un quantitativo di vaccini che presumibilmente, non supererà le 60-63 dosi a testa.
«Se i vaccini in distribuzione sono 19mila», esamina Silvio Basile, a capo del Sindacato medici di base, «ripartiti per circa 300 medici di Pescara e provincia, non fanno più di 63 dosi a testa, che non basteranno per tutti. Io personalmente ne avrò bisogno di almeno 250 sulla base delle richieste dei pazienti rimasti senza vaccinazione».
La domanda che sia Basile, sia i colleghi delle altre organizzazioni di categoria, Franco Pagano (Fimmg) e Nicola Grimaldi (Snami), rivolgono alla Asl è la seguente: «Quali dovranno essere i criteri di scelta dei pazienti a cui somministrare le poche dosi disponibili?».
Una prima risposta è stata anticipata dalla dottoressa Adelina Stella, dirigente facente funzioni dell’unità di Igiene ed Epidemiologia, che nella mail di convocazione dei medici di base ha chiarito: «È nostro intento consegnare ai medici di medicina generale quante più dosi possibili in proporzione a quante ne arriveranno».
Fatta questa premessa, Stella ha aggiunto: «Nell’ottica di avere successive consegne di vaccino, si ribadisce l’importanza di somministrare primariamente ai soggetti affetti da patologie e di estendere successivamente la vaccinazione agli altri aventi diritto». Un chiarimento che però non soddisfa del tutto i camici bianchi. Ancora, Basile: «Una indicazione non del tutto condivisibile, se si pensa al fatto che ogni patologia ha un suo livello di gravità».
Ed ecco i dubbi dei medici di base: «Non possiamo certamente dire tu sì, tu no. Non possiamo neppure vaccinare il primo che arriva in ambulatorio. Su quali criteri dobbiamo ricevere le prenotazioni?».
Con le prime 40 mila dosi (34mila più 6mila) di trivalente sono stati vaccinati prevalentemente gli over 65 con patologie più o meno gravi.
Molto di loro, però, a causa della carenza di rifornimento dei vaccini, sono rimasti scoperti. E ora si rimettono in fila, insieme al resto della cittadinanza e alle famiglie con bambini. Ma i medici temono che, anche questa volta, qualcuno resterà fuori.
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