La Cabina di regia: Abruzzo di fatto giallo

Ma ci torneremo davvero solo dal 7 gennaio (salvo complicazioni) con restrizioni ridotte al minimo
Il 7 gennaio l’Abruzzo è pronto a rientrare nella zona gialla. Almeno secondo quanto emerge dai parametri che fanno riferimento alla settimana che va dal 14 al 20 dicembre, con rilevamento eseguito martedì scorso, 23 dicembre. Se le cose non dovessero cambiare in modo repentino, l’Abruzzo entrerebbe in zona gialla già dal giorno successivo all’Epifania. Tutti gli indicatori in cui l’Abruzzo era carente sono tornati verso la normalità grazie alla riduzione dei contagi. In particolare la capacità di monitoraggio e la capacità di tracciare i nuovi positivi. Fino alla questione dei posti letto che, rispetto a una quantità di contagiati e quindi di ospedalizzati minori, si dimostra in grado di poter gestire la situazione in modo ottimale.
Per tale motivo, i 21 indicatori della cabina di regia del ministero e dell'Istituto superiore di sanità, collocano l'Abruzzo nella classificazione di rischio basso, con una valutazione di impatto bassa.
MONITORAGGIO. Uno degli indicatori in cui l'Abruzzo aveva dimostrato nelle passate settimane gravi lacune rispetto ad altre regioni italiane, secondo l'Iss, era quello sulla capacità di monitoraggio. Per quanto riguarda il numero di casi sintomatici notificati in un mese rispetto al totale, l'Abruzzo era tra le peggiori regioni italiane. Ora è stabilmente sopra la soglia di sicurezza, anche se rimane tra le ultime 5 per quanto riguarda la capacità di monitorare i pazienti. Nella settimana precedente a quella analizzata, la percentuale di pazienti monitorati sul totale era dell’80%. In quella successiva c’è stato però un miglioramento. L’Abruzzo è riuscito infatti a monitorare più casi, arrivando all’86,9%. Ci sono sei Regioni che fanno peggio dell’Abruzzo. La maggior parte invece riesce a monitorare più del 90% dei pazienti. La soglia di allerta, sotto la quale la situazione diventa incontrollabile, secondo l'Iss è quella del 60%. Viene richiesto, però anche un trend in miglioramento che stavolta l’Abruzzo è riuscito a rispettare pienamente.
TRACCIAMENTO. Resta stabile la capacità di garantire adeguate risorse per il tracciamento, l'isolamento e la quarantena.
La maggior parte delle Regioni riesce a fare meglio grazie all’impiego di più personale sanitario, ma l’Abruzzo in proporzione ha meno casi da gestire. Il primo indicatore riguarda il numero di figure professionali e il tempo dedicati al monitoraggio dei contatti stretti e dei casi in quarantena o in isolamento, ma anche le attività di prelievo e invio delle provette ai laboratori. Il valore in Abruzzo è fermo a una figura per 10.000 persone. Significa che non c’è stato un incremento di personale sanitario rispetto ai primi di dicembre. Si tratta di una delle peggiori performance in Italia. Tutte le altre Regioni hanno un valore più alto. Anche sull’indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti l’Abruzzo, se pure sopra la soglia di allerta del 80% (solo la Liguria è sotto), si trova ferma sempre all’87%.
RT. L’indice di contagiosità è uno dei parametri in cui la regione è migliorata in maniera evidente. Il tasso di contagiosità mostra, in sostanza, che in Abruzzo misure restrittive stanno funzionando. Un mese fa si trovava nelle retrovie, mentre nella settimana in questione l'incidenza è di 91.44 casi per 100.000 abitanti, con un Rt stimato di 0,73 (da un minimo di 0,59 a un massimo di 0.91). Ci sono solo Basilicata, Piemonte, Trenino, Toscana e Valle d'Aosta che hanno un indicatore migliore di quello dell'Abruzzo. Il tasso di occupazione dei posti letto di Terapia intensiva vede l'Abruzzo al di sotto della soglia del 30% (23%), mentre per i posti dell’Area medica al 37% con soglia di allerta del 40%.

