La caccia ai cervi si farà: niente stop alle doppiette

Dopo ore di interventi, la commissione Agricoltura rinvia il voto a data da destinarsi
L’AQUILA. Il voto in commissione rinviato a data da destinarsi arriverà a tempo scaduto, come una richiesta di grazia concessa al condannato a morte ma recapitata ad esecuzione già avvenuta. In Abruzzo, la caccia ai cervi si farà. Da lunedì 14 ottobre, le doppiette cominceranno ad abbattere i 469 esemplari predestinati. Emerge questo verdetto al termine di quattro ore di audizioni in III Commissione consiliare Agricoltura andate in scena ieri pomeriggio in Regione all’Aquila.
Sembra un copione scritto con largo anticipo dalla maggioranza di centrodestra. Il primo segnale si è materializzato alle 10 di ieri quando la commissione, prevista per quell’ora, è slittata al pomeriggio. Ed è cominciata ben oltre le 15,30, per essere interrotta intorno alle 19 e rinviata sine die, quando ormai i cacciatori staranno già premendo i grilletti.
«Massima partecipazione dei portatori di interesse alla seduta della III Commissione “Agricoltura, sviluppo economico e attività produttive”, dedicata alla discussione sulla delibera di Giunta che detta le regole sul prelievo in forma selettiva del cervo e del relativo piano di abbattimento distinto per sesso e classi di età», si legge sulla nota stampa, asettica, diffusa in serata dall’ente, «quasi quattro ore di lavori, coordinati dal presidente Nicola Campitelli, che nell'intento di non comprimere lo spazio di confronto su un tema così delicato ha deciso di dare seguito alle ulteriori richieste di audizione, che saranno svolte in un successivo incontro».
Posticipata, di conseguenza, la votazione sulla mozione presentata dai consiglieri di opposizione che chiedono la revoca della delibera di giunta che condanna a morte i cervi, dai più piccoli di pochi mesi alle femmine e i maschi adulti. Una delibera che ha scatenato reazioni in tutta Italia, come dimostrano le 134mila firme raccolte su Change.org, o gli appelli dal mondo della cultura e del cinema.
Ai lavori in commissione ha assistito il vice presidente della giunta con delega alla caccia, Emanuele Imprudente, che l’8 agosto scorso ha proposto l’atto approvato dalla giunta Marsilio. La sala d'Annunzio di Palazzo dell'Emiciclo ieri è stata comunque teatro di un serrato dibattito tra organismi di rappresentanza di agricoltori, cacciatori e associazioni ambientaliste.
Le audizioni sono iniziate nel primo pomeriggio con l'ascolto dei rappresentanti degli Atc (Ambiti Territoriali Caccia) di Sulmona e Barisciano, dove si svolgerà la caccia ai cervi, perché in sovrannumero oltre che responsabili di incidenti stradali e danni alle colture.
Il mondo dell'agricoltura è stato rappresentato da "Confagricoltura Abruzzo" (Stefano Fabrizi) e "Liberi Agricoltori" (Dino Rossi, giunto a l’Aquila con un trattore e un nutrito seguito), dando voce, in particolare, agli associati più giovani.
Per i movimenti ambientalisti sono stati ascoltati: Wwf Abruzzo (Filomena Ricci), Lav (Lega anti vivisezione-Massimo Vitturi) e l'Associazione Animali Invisibili (Brenda Marsilii). La seduta si è però conclusa con un nulla di fatto.
Il primo commento a caldo è stato quello di Luciano D’Amico, leader del centrosinistra: «Molte le voci e le posizioni che dimostrano quanto la Regione Abruzzo, nel deliberare su un tema così delicato, non abbia bene assolto quel ruolo di ente di raccordo realizzando una concertazione efficace per trovare soluzioni condivise», esordisce D’Amico. «Manca un'adeguata valutazione di impatto, come evidenziato da più audizioni: non vi sono, infatti, evidenze che attraverso l'abbattimento si risolva il problema dell'agricoltura o degli incidenti stradali. Come opposizione», continua il capo del Patto per l’Abruzzo, «abbiamo continuato a chiedere alla Giunta di valutare procedure alternative all'abbattimento». Ad esempio il Consigliere regionale Alessio Monaco (Avs), che è anche sindaco di Rosello, si è reso disponibile per accogliere alcuni cervi nella Riserva regionale dell'Abetina che insiste nel territorio comunale. Sulla stessa linea il consigliere Pierpaolo Pietrucci (Pd) che, oltre ad aver sottolineato il valore etico di una soluzione alternativa all'uccisione, ha avanzato all'assessore Imprudente la proposta di trasferire in altri territori i cervi, senza però ottenere una risposta positiva dallo stesso.
«Inoltre con compattezza abbiamo ribadito che il primo dovere della Regione Abruzzo verso gli agricoltori», ha rimarcato D’Amico, «debba essere quello di accelerare le procedure di risarcimento dei danni da fauna selvatica, così come di procedere all'implementazione di misure alternative quali dissuasori di ultima generazione e barriere».
Per l’Associazione Appennino Ecosistema: «Senza la valutazione di incidenza ambientale l’abbattimento programmato dei cervi in Abruzzo è illegale e perseguibile per legge».
E per Confagricoltura, che ha attaccato il Wwf, «il cervo è una specie non protetta, le ultime tre leggi quadro prevedono la sua cacciabilità sin dal 1954 in Val Venosta e, nell'Appennino settentrionale, dal 2000. I piani di prelievo ovunque in Europa», si legge nella relazione presentata in Commissione, «comprendono anche cuccioli con meno di 12 mesi».
Ma il Wwf non ci sta. Filomena Ricci, la delegata regionale dell’associazione, ha ribadito «che non vi è alcuna ragione per consentire di uccidere 469 cervi aprendo la caccia a una specie che rappresenta uno dei simboli della nostra regione. La Giunta regionale se ne sta assumendo la responsabilità. Ma il presidente Marco Marsilio, prima di consentire ai cacciatori di premere il grilletto, dovrebbe fare applicare tutte le possibili alternative. Lo hanno chiesto quasi 134.000 cittadini che hanno sottoscritto la petizione on line». E avverte: «Oggi non vi è stato alcun voto e la discussione è stata aggiornata. Ma il tempo stringe: se la Giunta non sospenderà la delibera ammazza-cervi, il 14 ottobre inizierà la strage».

