La camorra fa affari con la droga coltivata nel Fucino

9 Maggio 2018

Otto le persone fermate dalla Distrettuale antimafia L’inchiesta dopo l’arresto di un agricoltore marsicano

L’AQUILA. Ciruzzo o’ biondo e Tonino o’ lignammone, al secolo Ciro Gargiulo e Antonino Di Lorenzo, sono ritenuti dagli investigatori tra i più importanti esportatori di marijuana della Campania, i narcos dei Monti Lattari della penisola Sorrentina, boss affiliati al clan camorristico degli Esposito. Avevano deciso di espandere le loro radici criminali nella fertile piana del Fucino, per dedicarsi alla coltivazione di droga, un mercato che non conosce crisi.
GLI INDAGATI. Gargiulo, 55 anni, di Lettere in provincia di Napoli, e Di Lorenzo, 52enne, di Casola di Napoli, sono stati arrestati per associazione finalizzata alla coltivazione e al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Si trovano nelle carceri di Secondigliano e Poggioreale. In cella è finito anche Diodato Di Martino, 41 anni, anch’egli di Casola. Ai domiciliari, invece, si trovano Anna Scotto Di Gregorio, 43 anni, originaria di Napoli ma residente a Luco dei Marsi, Romeo Pane, 57 anni, di Castellammare di Stabia, Antonio Criscuolo, sempre di Castellammare, 29enne, Pasquale Di Nola, 70 anni, di Gragnano, e Carmine Di Lorenzo, 22enne, figlio del boss Antonino.
AGRICOLTORE NEI GUAI. L’ordinanza di custodia cautelare porta la firma del gip del tribunale dell’Aquila, Guendalina Buccella, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo. L’inchiesta è stata coordinata dai pm Stefano Gallo dell’Aquila e Roberto Savelli di Avezzano. C’è una data precisa in cui tutto è cominciato: 28 settembre 2016. Quando in casa dell’agricoltore Gianfranco Scipioni, 45 anni, di Avezzano, fu trovata una busta di colore rosso con all’interno un chilo e mezzo di marijuana. Niente a confronto di quanto i carabinieri scoprirono in un terreno di circa un ettaro nel Fucino, a Luco. Circondate da comunissimo mais, c’erano piante di marijuana a migliaia. Alte e rigogliose. Altra “erba” era disposta a essiccare in capannoni attrezzati. Vennero sequestrate sei tonnellate di droga, che sul mercato dello spaccio avrebbero fruttato 4 milioni di dosi e un guadagno di due milioni di euro. Le indagini, all’epoca condotte dal capitano della compagnia di Avezzano, Enrico Valeri, e dal tenente Marco Mascolo, portarono all’arresto dell’imprenditore agricolo Scipioni, compagno di Anna Scotto Di Gregorio fermata ieri. Venne arrestata anche la figlia della donna, Veronica Casillo, 20enne residente a Luco, mentre l’altro figlio Gennaro, resosi nel frattempo irreperibile, fu arrestato nel gennaio 2017. I due Casillo e Scipioni restano indagati. Così com’è indagato anche Meriton Ramadani detto Tuzi, macedone 32enne che per un periodo ha vissuto a Luco e che adesso si trova a Fermo, nelle Marche. La casa di quest’ultimo è stata perquisita.
L’ESPERTO NEL SETTORE. Le indagini dei carabinieri della compagnia di Avezzano, agli ordini del capitano Pietro Fiano, del nucleo investigativo dell’Aquila diretto da Edoardo Commandè e del reparto operativo guidato dal tenente colonnello Giovanni Cosimo Petese hanno fatto emergere che dietro quel campo c’era una capillare associazione finalizzata alla coltivazione di marijuana, guidata da personaggi dell’area campana, due dei quali affiliati a un clan camorristico. Di Martino, ad esempio, dagli inquirenti è ritenuto un esperto nel settore, visto che aveva gestito già piantagioni in Campania e in Puglia.
NON SOLO LUCO. Dall’indagine è emerso che il gruppo aveva tentato nel 2015 di realizzare una prima piantagione a Luco, senza riuscire nell’operazione. E neanche dopo il sequestro e gli arresti di Luco il gruppo si era fermato. Nel 2017, infatti, in un campo di Corcumello, frazione di Capistrello, nei piani Palentini, era stata avviata una coltivazione di marijuana. Ma le piante non attecchirono a causa di alcuni errori e con l’aiuto di diversi extracomunitari vennero bruciate. Anche negli ultimi mesi la banda aveva avviato contatti con alcuni agricoltori del Fucino alla ricerca di terreni da utilizzare.
L’AIUTO DEL CLAN? Il gip Buccella ritiene rilevanti soprattutto le posizioni di Antonino Di Lorenzo e Ciro Gargiulo «appartenenti a un clan camorristico radicato nella provincia di Napoli e dediti in via quasi esclusiva al traffico anche internazionale di stupefacenti, esperti nell’attività di coltivazione di piantagioni di marijuana, individuati come finanziatori e coordinatori nell’area campana di numerose coltivazioni di stupefacenti». L’indagine ha evidenziato che i due uomini svolgevano un ruolo apicale all’interno dell’associazione smantellata «provvedendo al finanziamento delle operazioni e al coordinamento delle attività di semina, cura e raccolto, funzionali poi alla lavorazione e alla successiva commercializzazione dello stupefacente».
©RIPRODUZIONE RISERVATA