La carica dei 1600: una lunga sfida tra cavalli e regine

7 Maggio 2017

Al Pala Dean Martin di Montesilvano studenti da 8 a 19 anni si contendono la finale tra lacrime, risate e voglia di vincere

MONTESILVANO. Pazienza, concentrazione, voglia di vincere, ma anche tante risate e qualche lacrima. È il clima che si respira al Pala Dean Martin di Montesilvano dove da venerdì è in programma il Trofeo Scacchi Scuola che si concluderà oggi con le premiazioni ufficiali.
Una manifestazione da record mondiale, in termini di partecipanti, che per tre giorni vede ben 1606 studenti dagli 8 ai 19 anni, provenienti da ogni parte d’Italia, sfidarsi a colpi di pedine sulle centinaia di scacchiere presenti, a cominciare da quella gigante realizzata all’ingresso del palacongressi. Un esercito di bambini e adolescenti, accompagnati da insegnanti e genitori, che stanno trascorrendo a Montesilvano delle ore ricche di concentrazione, ma anche di tanto sano divertimento. Perché se è vero che siamo davanti a dei campioni in erba – quella di Montesilvano è la finale nazionale del Trofeo – è altrettanto vero che parliamo pur sempre di bambini e adolescenti. Ed eccoli, allora, tra una gara e l’altra, giocare ai videogiochi, tirare calci a un pallone o ascoltare musica. Molti di loro, invece, per non perdere la concentrazione, preferiscono allenarsi con piccole scacchiere, seduti per terra, nella grande confusione dell’atrio del palacongressi. «Mi piace perché conosco tanti amici», confessa Tommaso, 11 anni di Ferrara. «Io ho iniziato a sei anni», spiega Arianna, 9 anni di Aosta, «ed era il mio sogno arrivare in finale». Un traguardo, quello della finale, raggiunto anche da Silvia, 18 anni di Ancona, studentessa del liceo scientifico che dice: «È molto stimolante, mi piace prevedere le mosse dell’avversario e programmare le mie». «Amo gli scacchi perché è una battaglia fine ed elegante», aggiunge Marco, aquilano di 17 anni che ha imparato a giocare da piccolo con il papà. E sono proprio i genitori i più preoccupati in questi giorni, mentre tentano di sbirciare nella sala dove si gioca, per loro off limits. Una sala dove siedono in oltre 1600 e dove però non vola una mosca, mentre il tempo è scandito solo dal rumore delle pedine e dei timer. «Mia figlia a casa si allena con me», sottolinea il padre di Aurora, 11 anni di Alba Adriatica che concilia la passione per gli scacchi con quella per la danza. «Non ci aspettavamo che arrivasse in finale, perché ha iniziato più per stare con le amiche che per passione», sottolinea la mamma di Ottavia, 10 anni di Pesaro. Ad allenarsi con il padre e il fratello è, invece, Alessia, 11 anni di Bollengo (Torino), che ad un tratto esce dalla sala in lacrime, come tanti altri giocatori. Perché gli scacchi sono un gioco e, come tale, c’è chi vince e chi perde.