La Caritas: troppe richieste non possiamo aiutare tutti

13 Settembre 2015

PESCARA. La Caritas Diocesana è diventata un punto di riferimento per tutti coloro che non hanno un lavoro né uno stipendio per mandare avanti la famiglia. Ma non può aiutare tutti, non ha le...

PESCARA. La Caritas Diocesana è diventata un punto di riferimento per tutti coloro che non hanno un lavoro né uno stipendio per mandare avanti la famiglia. Ma non può aiutare tutti, non ha le possibilità, e valuta caso per caso le richieste, prima di decidere quali accogliere. «Ci chiedono di tutto e scambiano le strutture della Chiesa per enti pubblici», dice don Marco Pagniello, direttore della Caritas. «Qualcuno vorrebbe da noi un lavoro, qualcuno si presenta con affitti arretrati anche di un anno da saldare, e in questo periodo sono tanti coloro che si rivolgono a noi per acquistare i libri scolastici. Non abbiamo i soldi per tutti», aggiunge don Marco, «ma le disponibilità ci sono e cerchiamo di accontentare il numero più alto possibile di persone, tenendo conto in particolare degli appelli che arrivano dalle famiglie con bambini o da chi ha problemi di salute. Molti pensano che abbiamo fondi illimitati ma non è così, anzi le aziende non ce la fanno più ad aiutarci e comunque prima di accogliere le istanze facciamo delle verifiche, attraverso il Centro di ascolto diocesano. Dobbiamo fare in modo di mettere insieme le richieste di aiuto con le nostre disponibilità» ma è difficile, ad esempio, accontentare chi cerca un’occupazione.

«Una opportunità», prosegue don Marco, «è arrivata dal progetto speciale denominato Abruzzo Inclusivo, che sta partendo in questo momento» e finanzia tirocini formativi di 4 mesi per novanta tra disoccupati e cittadini con problemi economici e familiari (a 600 euro al mese). Tra le 3.072 persone che si sono rivolte ai Centri di ascolto nel 2014 (il 57% erano sposati e il 71 per cento disoccupati, per lo più di età compresa tra 35 e 54 anni), le necessità più avvertite erano legate, nell’ordine, all’erogazione di beni e servizi, al lavoro, ai sussidi economici e alla casa.

Non sono pochi quelli che, presi dello sconforto, si rivolgono direttamente al Papa, sperando in un suo intervento risolutivo. Alcune delle lettere destinate al Pontefice vengono girate alle Diocesi, e ormai i casi di questo genere sono tre o quattro al mese. Una volta che arriva questo incarico dalla Santa Sede «incontriamo i diretti interessati e cerchiamo di capire cosa possiamo fare. Certo, è complicato trovare un lavoro per tutti anche se l’obiettivo dev’essere proprio quello di assicurare un’occupazione a chi non ce l’ha. Le persone in difficoltà vanno rese autonome», commenta don Marco in maniera molto pragmatica. «Il tempo dei sussidi economici è finito e i fondi per le politiche sociali sono sempre più legati alla formazione a al lavoro. Dobbiamo preoccuparci di salvare la dignità delle persone, anche perché si rischia di assistere a derive violente», osserva il direttore della Caritas.

Tra gli Sos che vengono lanciati ci sono quelli legati alla casa. «Aiutiamo molte persone assicurando la caparra per le nuove abitazioni ma il mancato pagamento degli affitti è un problema grande. Un aiuto a chi ha bisogno potrebbe arrivare direttamente dai proprietari di abitazioni vuote», conclude don Marco con un appello. «Le case vuote potrebbero essere messe a disposizione a prezzi abbordabili, in particolare nei piccoli comuni dell’entroterra che si stanno spopolando. Non chiedo di farlo gratis ma a prezzi ragionevoli, o chiedendo in cambio forza lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA