La casa dell’Agbe resta ai bimbi: non sarà centro d’accoglienza

La prefettura visiona l’edificio per smistare i migranti, ma il Comune dice no e il piano salta Il vicesindaco: «Questa struttura aiuta le famiglie dopo i ricoveri, la destinazione non cambia»
FARINDOLA. Mancano le strutture in Abruzzo per accogliere i migranti e far fronte all’ondata di sbarchi estivi sulle coste ortonesi. Per questa ragione nel piano di accoglienza della prefettura è stata opzionata la casa dell’Agbe di Farindola, la struttura nel cuore del parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga oggi destinata alla deospedalizzazione dei bambini emopatici e delle loro famiglie. Immediata la levata di scudi dell’amministrazione comunale, con il vicesindaco Luca Labricciosa che ha espresso contrarietà al progetto minacciando «mobilitazioni» contro il Governo nazionale.
Ieri pomeriggio intorno alle 16 c’è stato un sopralluogo nella struttura di contrada Macchie, a circa 5 chilometri dal centro di Farindola. Presenti il viceprefetto Patrizia Savarese, il presidente dell’Agbe Achille Di Paolo Emilio, il vicesindaco, rappresentanti della Croce rossa e dei vigili del fuoco per la verifica dell’idoneità dei locali. Lo stabile, 4 stanze con una sala interna adibita a cucina e soggiorno, al massimo può ospitare venti persone tra adulti e bambini. «L’immobile è di proprietà del Comune», specifica Labricciosa, «da circa vent’anni lo abbiamo dato in uso gratuito all’Agbe che ha fatto degli investimenti economici per consentire la riabilitazione dei bimbi malati e per permettere loro di stare con le famiglie in montagna, in un’oasi di tranquillità lontana dalle corsie dell’ospedale. Non siamo contro l’accoglienza dei migranti, ma questa struttura già assolve una funzione sociale, tant’è vero che è attualmente occupata da famiglie con bambini in età infantile e altre ne arriveranno fino al 6 settembre, poi dovremo stilare il calendario autunnale. Metterci i rifugiati vorrebbe dire cacciare via i piccoli malati e noi non siamo d’accordo».
Il problema dell’accoglienza dei richiedenti asilo si intreccia a Farindola con i disagi quotidiani vissuti da un paesino di 1.400 abitanti, l’ultimo Comune della provincia pescarese. «Il Governo qui è inesistente», si scalda il vicesindaco Labricciosa, «i politici parlano tanto di aree interne, ma in concreto non hanno fatto nulla per questo territorio. Dopo la tragedia di Rigopiano ci avevano promesso una mano per ripartire, invece non si è visto nessuno. Anche sulle frane che hanno vessato il territorio nel 2015 non è stato fatto niente. In paese hanno tolto il bancomat, non ci sono autobus né servizi pubblici. Siamo stati letteralmente dimenticati, salvo ricordarsi di Farindola per requisire la casa dell’Agbe e trasformarla in centro di accoglienza. Così non va bene: il paradigma deve essere ribaltato». Infine una dichiarazione perentoria di Labricciosa: «Su questa partita non cederemo di un passo, devono trovare soluzioni alternative perché non possiamo impedire ai bambini di venirsi a curare a Farindola. Siamo pronti a mobilitarci».
A cercare di spegnere il fuoco delle polemiche è il vice prefetto Savarese che, contattata telefonicamente al termine del sopralluogo, riferisce la versione dell’organo di rappresentanza del Governo sul territorio: «Abbiamo fatto una valutazione preventiva dell’immobile», spiega, «perché non tutte le strutture che vediamo risultano poi idonee per l’accoglienza dei migranti. Il vicesindaco ci ha rappresentato la volontà di soprassedere e il prefetto ha recepito l’indicazione del Comune. Facciamo tutto in stretta sinergia con le amministrazioni locali, non imponiamo niente a nessuno. Se il Comune riterrà di offrire la disponibilità di questo sito lo prenderemo in considerazione, ma al momento non è emersa questa possibilità e noi non vogliamo creare attriti con il territorio perché dobbiamo lavorare tutti per lo stesso obiettivo». «Siamo alla ricerca continua di strutture», conclude Savarese, «ci vengono segnalate tutti i giorni di continuo, poi se ci sono le condizioni strutturali facciamo passi in avanti con le amministrazioni locali».
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