La cavigliera che dà l’allarme Anche Bossetti l’aveva chiesta

1 Agosto 2016

PESCARA. Con il braccialetto, o meglio sarebbe dire cavigliera elettronica, il legislatore ha voluto individuare una misura che soddisfacesse l’esigenza di non appesantire il carico di lavoro degli...

PESCARA. Con il braccialetto, o meglio sarebbe dire cavigliera elettronica, il legislatore ha voluto individuare una misura che soddisfacesse l’esigenza di non appesantire il carico di lavoro degli istituti penitenziari e la necessità di garantire un controllo più sicuro nei confronti di chi ottiene gli arresti domiciliari. È uno dei punti forti della legge svuotacarceri, ma la nuova misura cautelare ha comunque suscitato molte polemiche soprattutto per i costi.

Nel caso di Vincenzo Gagliardi, la concessione degli arresti a casa, già prevista dal codice per motivi di salute quando venga accertata l’incompatibilità con la detenzione in carcere, si è accompagnata all’applicazione del marchingegno proprio per la gravità del reato contestato - l’omicidio volontario, con la contestazione, caduta in appello, della premeditazione - ma nella famiglia Pavone la scarcerazione resta una beffa. Alla fine dello scorso mese di dicembre, il braccialetto elettronico è salito alla ribalta perché, a sorpresa, a presentare la richiesta di domiciliari con applicazione dello strumento alla caviglia è stata la difesa di Massimo Bossetti, l’operaio edile accusato dell’omicidio della piccola Yara Gambirasio.

Una richiesta che il tribunale del Riesame ha immediatamente respinto.

Il braccialetto non ha difetti, almeno in apparenza: impossibile da togliere in modo illegale senza essere scoperti, immune all’acqua, dotato di una comune batteria simile a quella degli orologi e, dunque, dal consumo minimo, come il detenuto prova a uscire dal parametro impostato, un allarme risuona negli uffici competenti e segnala la posizione del fuggiasco.