La Cgil: «9.659 famiglie lasciate senza sussidio»

Il dramma degli ex percettori di Reddito di cittadinanza si allarga a macchia d’olio I sindacalisti Ranieri, Benedetti e D’Ignazio tracciano un quadro con numeri choc
PESCARA. In Abruzzo si consuma il dramma sociale di 9.659 famiglie rimaste senza alcun sussidio. Parte da questo numero choc la denuncia della Cgil.
«Da agosto 2023, il Decreto lavoro che ha abolito il Reddito di cittadinanza, sostituendolo con l’Assegno di inclusione e il Supporto formazione lavoro, hadiminuito notevolmente i percettori aventi diritto lasciando in condizioni di assoluta povertà migliaia di persone». Così affermano il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, la segretaria con delega al Lavoro, Federica Benedetti, e il coordinatore regionale Inca Cgil, Mirco D’Ignazio, che contestano i dati diffusi di recente dal governo regionale.
«In Abruzzo, come indica anche il rapporto dell’Istat 2024 - evidenziano i sindacalisti - si registra non solo un peggioramento degli indicatori sulla povertà assoluta, ma anche una crescita dei lavoratori poveri che percepiscono un reddito assolutamente insufficiente per difendere le famiglie da un disagio economico che non consente loro di arrivare a fine mese. Il dato abruzzese delle persone povere che hanno perso il sostegno economico garantito dal Reddito di cittadinanza, è addirittura peggiore di quello nazionale».
«In Italia», proseguono i sindacalisti, «si è passati da circa due milioni e settecentomila persone a meno di un milione ed ottocento. In Abruzzo, invece, i dati Inps ci dicono che si è passati da 24.213 nuclei familiari (pari complessivamente a 45.857 persone) che nel 2023 hanno percepito almeno una mensilità di Rdc, a 12.516 nuclei percettori di Adi e 2.038 di Sfl. Ad essere rimaste senza un sussidio contro la povertà sono state quindi circa diecimila famiglie a basso reddito: un numero all’incirca pari alle domande respinte (quasi novemila quelle di Adi e più di mille di Sfl). Respingimenti che nel 60% dei casi sono stati frutto del superamento dei requisiti reddituali che, è bene ricordarlo, sono peggiorativi rispetto al Reddito di cittadinanza».
«Ma anche chi è riuscito ad accedere alle nuove prestazioni», sottolineano Ranieri, Benedetti e D’Ignazio, «ha vissuto e sta vivendo parecchie difficoltà. Le indicazioni normative poco chiare, infatti, hanno generato problemi legati soprattutto dell’indennità del Supporto formazione lavoro, che per i primi mesi ha paralizzato completamente l’erogazione del beneficio da parte dell’Inps lasciando intere famiglie in condizioni di totale indigenza. Vi sono, inoltre, difficoltà burocratiche e informatiche che non consentono ancora oggi ti mettere in comunicazione attraverso il Siisl (Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa) i soggetti impegnati nella gestione degli aventi diritto: una procedura che, in moltissimi casi, ha ostacolato i potenziali percettori spingendoli ad abbandonare la richiesta di supporto».
Il vero problema, però, riguarda proprio gli obiettivi sulla formazione, rimarca la Cgil: «Se pensiamo a corsi mai partiti sia per i percettori di Sfl e oggi anche per l’Adi, con un 2023 da considerare come un anno perso, con obiettivi sulla formazione praticamente a zero in cui le Regioni hanno continuato ad incassare tranche del Pnrr che probabilmente dovranno restituire».
A questo si aggiungono anche i corsi di formazione incrociati con gli ex percettori Rdc, Naspi e Dis-coll che non sono mai partiti o che, nella migliore delle ipotesi, sono stati avviati con un numero esiguo di partecipanti e con un’offerta formativa, come più volte denunciato, che non è stata rispondente alle esigenze produttive del nostro territorio ma sempre e solo in virtù di numeri da fare».
Ed ecco la stoccata finale alla Regione: «L’entusiasmo per i risultati raggiunti ci sembra che vada anche in controtendenza rispetto alle preoccupazioni della maggior parte delle Regioni italiane sullo stato dell’arte per il raggiungimento degli ambiziosi target e, soprattutto, per centrare i famosi Lep (Livelli essenziali di prestazioni) che avrebbero dovuto cogliere uno standard nazionale ma che, per l’ennesima volta, mostrano un paese a più velocità. Inoltre», aggiungono i tre sindacalisti, «non dimentichiamo che il Supporto di formazione lavoro ha una durata massima di 12 mesi, questo vuol dire che a breve i beneficiari già sottodimensionati rispetto alle aspettative dell’assessorato al lavoro si ritroveranno senza alcun reddito e con un’ennesima occasione mancata che non ha consentito l’erogazione di vere politiche attive e soprattutto della formazione. Sarà necessaria una proroga di almeno un anno sul programma Gol per poter raggiungere gli obiettivi che, ci sembra però chiarissimo - concludono Ranieri, Benedetti e D’Ignazio - sono e saranno solo numeri senza alcun miglioramento delle condizioni sociali ed economiche di tante famiglie».

