La chiesa di via Giovi in consiglio

22 Ottobre 2017

Di Stefano (gruppo misto) chiede che non sia realizzata in via Verdi

MONTESILVANO. Sarà discusso, martedì in consiglio il caso della chiesa di via Giovi, oggetto di un emendamento alla proposta di delibera presentato da Gabriele Di Stefano, consigliere del Gruppo misto. Al centro della questione, la chiesa della Beata Vergine del Monte Carmelo. In commissione, nei giorni scorsi, è approdata una nuova bozza di delibera in cui si prospetta la realizzazione in via Giovi dei servizi di opere pastorali e in via Verdi della nuova chiesa. Ma il rione chiede che la chiesa resti in via Giovi.
Spiega Di Stefano: «È sempre stata il simbolo di un rione, poi diventato grande quartiere, perché proprio in via Giovi era apparsa nel lontano 1468 la Madonna del Carmelo. I documenti della diocesi di Chieti, fanno risalire la costruzione della vecchia chiesetta prima del 1115. Oggi, non riconoscere ideali quei luoghi per la realizzazione della nuova chiesa sarebbe una grandissima mortificazione verso tutti i fedeli di Villa Carmine, ma anche vero chi nelle zone limitrofe riconosce in quel luogo un senso di sacralità».
Se si realizzasse la nuova chiesa in via Verdi, la struttura importante, ampia, concepita con sistemi all’avanguardia porterebbe la realizzazione di tutte le funzioni giornaliere, festive e di grande richiamo nella nuova chiesa, «relegando», dice Di Stefano, «la storica chiesa della Beata Vergine del Monte Carmelo a una reliquia abbandonata nel passato e al suo ricordo. Mi chiedo perché a distanza di 12 anni, quando l’allora amministrazione comunale aveva già concesso i terreni di via Giovi alla parrocchia per la realizzazione della nuova chiesa, quando già si discuteva sulla progettualità e si pensava ai procedimenti da adottare per la sua realizzazione con la mobilitazione di tantissimi fedeli disponibili ad autotassarsi, all’improvviso l’amministrazione comunale e per voce del vescovo Valentinetti ha annullato 12 anni di atti, di speranze, di progetti e di sogni per costruire una nuova chiesa in una zona anonima che non riuscirebbe mai a soddisfare la volontà dei cittadini, dediti addirittura a un altro santo, nonostante che ben due amministrazioni e un commissario prefettizio avessero confermato la validità di quell’area e ci fosse stata la posa della prima pietra, addirittura portando sul posto la statua della Madonna».