«La Chiesa dice sì ma pone dei limiti»

L'AQUILA. La Congregazione per la Dottrina della fede, guidata dal cardinale Gerhard Muller ha emanato, a novembre scorso, una sorta di “legge quadro” per la cremazione, che la Chiesa consente da...
L'AQUILA. La Congregazione per la Dottrina della fede, guidata dal cardinale Gerhard Muller ha emanato, a novembre scorso, una sorta di “legge quadro” per la cremazione, che la Chiesa consente da quasi mezzo secolo, pur preferendo la sepoltura quale maggior stima verso i defunti. «Sono poche e semplici le regole da rispettare per chi sceglie la cremazione», afferma don Claudio Tracanna (nella foto), parroco di Pizzoli, «che deve essere effetuata sempre dopo il funerale. Inoltre, le ceneri non possono essere disperse nell'ambiente, divise tra parenti, né conservate in casa. Devono essere sempre cusotodite in un luogo sacro, una chiesa o un cimitero. L'inumazione, comunque, rimane la forma che meglio esprime la fede e la speranza nella resurrezione dei corpi». Non è permessa, secondo i dettami della Congregazione “la dispersione delle ceneri dei defunti nell'aria, in terra o in acqua, né la loro conversione in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o altri oggetti”. La Chiesa cattolica, a partire dal 1963, è passata dalla netta condanna all'accettazione della cremazione, “a meno che questa non sia richiesta per ragioni che contrastano con le verità della fede», mantenendo comunque una preferenza per la sepoltura tradizionale. La cremazione è quindi permessa, “se tale scelta non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi”. Dal IV al XIX secolo l'incenerizione dei cadaveri era prevista nei paesi cristiani in situazioni di emergenza, come nei casi di epidemia o guerre, senza che si ponessero particolari problemi teologici. Verso la fine del XIX secolo, essendo divenuta una scelta simbolica anticattolica favorita dalla massoneria, fu invece pesantemente censurata dalla Chiesa. (mo.p.)

