La città abbraccia i medici in trincea: «Grazie di cuore»

1 Aprile 2020

Le forze dell’ordine sull’attenti cantano l’Inno d’Italia con sindaco e sanitari

PESCARA. Esserci. Manifestare concretamente vicinanza e gratitudine, andando un po’ oltre le parole. Far sentire meno soli medici, infermieri e malati che in questi giorni stanno affrontando il coronavirus e hanno visto le proprie vite stravolte dall’oggi al domani. Ieri mattina polizia, carabinieri e guardia di finanza, insieme a polizia municipale, vigili del fuoco, protezione civile e associazioni di volontariato, hanno schierato uomini e mezzi davanti all’ingresso dell’ospedale di Pescara, mentre la zona era sorvolata dall’elicottero.
C’era anche il sindaco Carlo Masci, e a ricevere la rappresentanza di chi vigila sulla città è stato il direttore sanitario dell’ospedale Valterio Fortunato. Ma non era solo. Con lui diversi medici e infermieri che si sono affacciati da porte e finestre e sono scesi in strada per assistere alla visita speciale, pensata per far sentire meno solo chi è in prima linea e chi soffre, mentre la malattia continua a mietere vittime.
I pescaresi che hanno perso la vita sono 16, e gli ultimi sono stati una 86enne e un 65enne. È stato un abbraccio ideale, durato appena pochi minuti, ma comunque commovente, tanto più che è stato accompagnato dall’Inno d’Italia, mentre gli uomini in divisa erano tutti sull’attenti e guardavano all’ospedale, divenuto ancora di più simbolo di sofferenza, di impegno e di dolore e nello stesso tempo di grande impegno e forza di volontà.
E dopo “Il canto degli italiani” qualcuno ha urlato «Bravi» di slancio, di cuore. E questa brevissima parentesi extra-lavorativa si è chiusa con un applauso, come a dire «bravi» ma anche «grazie». Le immagini di quei minuti sono subito finite sui social, per condividere in tempo reale con amici veri e virtuali, vicini e lontani, un’esperienza dal grande valore simbolico in una fase di fragilità di tutto il paese.
Il calore di questa stretta si è sentito tutto, e lo ha detto Fortunato: «Le manifestazioni di solidarietà ci fanno piacere e aiutano il personale a sopportare le fatiche quotidiane. Ricambiamo la solidarietà, visto che anche le forze dell’ordine sono impegnate sul territorio e ci aiutano a gestire la situazione, dovendo controllare giorno e notte chi circola, per limitare al massimo gli spostamenti e fare in modo che i pescaresi restino a casa. Ora il nostro personale ha bisogno anche di tenere alto il morale e l’omaggio di ieri è stato un “aiuto” in questo senso», ha detto sempre Fortunato, che ha già registrato la vicinanza della città attraverso «piccoli gesti e regali arrivati in ospedale dall'inizio dell’emergenza. La città», ha concluso, «c’è sempre, è solidale, e sappiamo di non essere soli».
Per Masci la manifestazione è stata il «segno di una grande coesione» e la dimostrazione che Pescara «vuole contrastare il virus in tutti i modi». Poche ore dopo, alle 12, in Comune è stato osservato un minuto di silenzio e le bandiere di palazzo di città sono state abbassate a mezz’asta per onorare tutte le persone che hanno perso la vita per il coronavirus. Per un po’ rimarranno così, «fino a quando questa tragedia non sarà superata».
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