La città e le richieste dei residenti: «Subito un parco, via il Mammut»

I cittadini danno i voti all’amministrazione uscente e si appellano al futuro sindaco: «Il capoluogo va rivitalizzato» Tra le priorità, il rilancio del commercio, i servizi e la riapertura del castello: «È uno dei posti più belli d’Abruzzo»
SPOLTORE. Un parco vero, con il verde e i giochi per i bambini, una banca, l’ufficio postale aperto anche nelle ore pomeridiane. E poi c’è il Mammut da buttare giù. Cittadini e commercianti di Spoltore sono concordi nell’elencare cosa manca in città, in vista delle elezioni comunali, e non nascondono né il rammarico per l’identità della città che si è persa né i giudizi per l’amministrazione uscente, guidata dal sindaco Luciano Di Lorito.
MANCA UN PARco«Qui non ci sono parchi o non sono accessibili», dice Aldo Di Giulio mentre si occupa della nipotina che si diverte sullo scivolo al belvedere Giulio Gaist. Ed è l’unica pecca di questa amministrazione: «Sono molto soddisfatto di quello che hanno fatto per Spoltore e appoggio in modo convinto il candidato di centrosinistra», Rino Di Girolamo, il cui nome è stato ufficializzato pochi giorni fa. «Certo, è un peccato che accorperanno Spoltore con Pescara e Montesilvano: saremo succubi di Pescara, che vuole la supremazia». «A parte il parco, qui non manca niente», dice Emanuele Collalto mentre la sua bimba è sull’altalena, e pensa al «parco del convento chiuso. Sarebbe l’ideale, perché lì c’è tanto verde e con il caldo ci sarebbe una copertura. Qui c’è tutto, tra ristoranti e pizzerie, forse manca una banca, ma come città funziona. Non è così a Caprara, dove manca tutto. Un tempo il paese era vivo, ora non c’è più niente, forse perché ci sono pochi giovani. Eppure ci sono i parchi, con Villa Acerbo, il campo sportivo e un edificio che ha ospitato il consorzio agrario e dei ristoranti, ora chiuso. Lì si vive ancora con la chiave alla porta, ma è spento».
NO ALLA NUOVA PESCARA «La sufficienza gliela diamo», a questa amministrazione, commenta Dino che promuove «scuole e strade» anche se in via Massera, dove vive, «mancano i marciapiedi, le strisce e i rallentatori. Comunque voterò per il centrosinistra, Spoltore è sempre stato un paese tendenzialmente di sinistra. Ma con la Nuova Pescara diventeremo la periferia di Pescara e passeremo in secondo piano, pur avendo più forza a livello nazionale». «Qui non si muove più niente, a livello di amministrazione. Tutto fermo, da quando è cominciato il secondo mandato di Di Lorito. Spoltore sta morendo e si sta delocalizzando verso Pescara», commenta Roberto Del Rosso, che un tempo è stato candidato, con i Socialisti, come indipendente, e ha ancora un piglio battagliero, per difendere la sua Spoltore. «La banca non c’è più, le Poste sono chiuse il pomeriggio, non ci sono vigili in giro e mi chiedo cosa abbiano fatto dei locali della Società operaia. Non parliamo della fusione: il quesito è stato formulato male. Sono pronto a fare denuncia in Procura, se il progetto andrà avanti».
SI È SPOSTATO IL BARICENTRO «Prima Spoltore era una città, ora è un borgo e non è neppure curato come dovrebbe», osserva Annamaria Di Luca dalla tabaccheria. «Dove sta Spoltore capoluogo? Si è spostato tutto giù, a Santa Teresa e Villa Raspa, e qui non c’è niente, per non parlare dello scempio del Mammut. Forse una persona di fuori potrebbe guardare con occhi diversi Spoltore, come sindaco, e magari si potrebbe pensare a una donna. Ci sono sindaci più attenti del nostro, che portano avanti il principio del buon padre di famiglia», ma un merito a questa amministrazione glielo riconosce, per «la raccolta differenziata». Anche Adina Bucciarelli avrebbe «preferito un candidato sindaco donna, visto che la possibilità c’era», ma comunque voterà «a sinistra, come sempre». Dal suo negozio di pasta all’uovo promuove la raccolta differenziata e le scelte fiscali dell’amministrazione uscente, visto che «altri comuni sono messi peggio», ma non può fare a meno di notare che «prima i ragazzi stavano qui, adesso prendono l’autobus e vanno all’Arca», diventata un polo attrattivo. «Poi ci vorrebbe un parchetto e qualche impianto sportivo in più». Per l’addio della banca e le Poste aperte meno ore, sottolinea il disagio, «ma non possiamo chiedere tutto al Comune».
COMMERCIO IN DECLINOÈ grande il rammarico per il convento chiuso. A pochi passi da lì Mauro Cappellucci, titolare dell’unica edicola di Spoltore, ricorda di essere stato «uno degli ultimi ad entrarci, alla fine degli anni Novanta, ed è un peccato. Non è l’unica cosa chiusa: qui c’erano tante attività, ma ora a livello commerciale non c’è più niente. Si concentra tutto a Villa Raspa e all’Arca e la vicinanza con Pescara è penalizzante. Non so cosa ci vorrebbe per rivitalizzare la città, eppure il centro storico è bellissimo e gli spoltoresi amano questo posto. Ma non lo vivono». «Ci vorrebbe qualcosa per i giovani, li vedo prendere il bus e andare a Pescara. Si potrebbe pensare a una biblioteca per i ragazzi, con i pc, mentre i genitori sono a lavoro», suggerisce Sabrina Di Damaso che non promuove ma neppure boccia l’amministrazione uscente. «Qui è rimasto tutto uguale, direi, ma servirebbe un parco per i bambini perché ai giochi rischiano di ustionarsi, d’estate. E si deve pensare a una soluzione per il Mammut», dice. Poi, il castello: «Perché l’ingresso è bloccato?», si chiede arrivando proprio da lì. «Questo è uno dei posti più belli dell’Abruzzo, ma non lo hanno ancora capito», dice una donna dal cortile di casa che dà sulla terrazza mare-monti. Lì lo scenario è mozzafiato.
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