La città si apre al mondo nel segno di Celestino

Simone Cristicchi, direttore artistico del Tsa, emoziona con la sua riflessione sul Papa del Perdono
A volte anche una parola può indicare un cambio di rotta nella storia di una città. In occasione dell'inaugurazione del palazzo dell'Emiciclo, sede del consiglio regionale d'Abruzzo, il verbo più usato negli interventi dei vari relatori è stato “aprire” che ha sostituito lo stantio e retorico “volare” utilizzato in passato ogni volta che serviva uno slogan ad effetto per evidenziare la forte voglia di crescere o rinascere del capoluogo. L'Aquila ieri ha mostrato uno dei volti più belli che in questo momento può offrire all'Italia e al mondo. Il luogo del potere politico si è “aperto” alla città diventando, grazie a un progetto lungimirante, un tutt'uno con la villa comunale nel cuore della zona che degrada verso Porta Napoli che è stata quasi tutta ricostruita o ristrutturata. La bella facciata realizzata a cavallo fra Ottocento e Novecento pur conservando la sua “nobiltà” adesso si “apre” in un abbraccio che non fa distinzioni fra persone. Le barriere di ferro che fino a pochi mesi fa la circondavano sono cadute. Può essere il segno che qualcosa si sta muovendo nella sensibilità degli aquilani fin troppo gelosi di una “identità” che a volte si rifugia dietro le imponenti mura storiche a difesa di un mondo che non c'è più perché il terremoto lo ha radicalmente modificato. In questa “location” _ dove sono già previsti durante l'estate diversi eventi _ la storia la si legge su ogni pietra. L'area che nel medioevo pur faceva parte del disegno di fondazione restò a lungo inedificata fino a quando nel 1600 i frati Cappuccini non decisero di costruirci un convento e una chiesa. Da quel momento le trasformazioni furono continue. Diventato proprietà del Comune, più di un secolo fa fu sede di una Esposizione e in quella occasione fu realizzata la facciata che oggi caratterizza l'intero complesso e nella quale furono inseriti i busti degli aquilani illustri da Niccolò Dell'Isola strenuo difensore dell'autonomia cittadina nel XIII secolo a San Giovanni da Capestrano e tanti altri. Gli aquilani un po' avanti con l'età ricordano bene che fu anche sede della scuola media Patini e dell'istituto Industriale. All'inizio degli anni Settanta del secolo scorso, dopo la rivolta che infiammò L'Aquila _ che reclamava il titolo di capoluogo in opposizione a Pescara _ si pensò di farne la sede del consiglio regionale. La presenza di tanti “attori” della ricostruzione aquilana _ da Gianni Letta all'ex sindaco Massimo Cialente _ è stato il segno che quello che dal 2009 sta accadendo in questo angolo di mondo non è un affare esclusivamente aquilano. Da soli non si va da nessuna parte e per questo, come una litania civile, sono risuonate più volte frasi come “aprirsi al mondo, aprirsi al futuro”. Ma il vero “capolavoro”, lo ha compiuto Simone Cristicchi, scrittore, autore teatrale, cantautore, direttore artistico del Tsa che ha letto una sua riflessione su Celestino V, il Pontefice che nel 1294 donò agli aquilani la Perdonanza. Cristicchi ha evitato frasi fatte e luoghi comuni sul Papa del perdono. È partito dalla parola “viaggio” che è sembrato un richiamo a quella Chiesa in uscita tanto cara a Francesco e poi via via umiltà, semplicità, silenzio, rifiuto del potere fine a se stesso. Parole che dette davanti a una platea di politici abituati a navigare nel potere hanno avuto un effetto dirompente. Ma la chiosa finale è stata quella che ha segnato nel profondo tutta la cerimonia di inaugurazione: “il Perdono riapre il futuro” ha detto Cristicchi. Celestino V dunque non è uomo del passato, il suo messaggio non è sepolto dentro libri polverosi. “Aprirsi” significa ascoltare, mettere da parte rancori ed egoismi, “viaggiare” insieme. Belle ma inutili parole? Forse. Da ieri però all'Aquila c'è qualcosa che non può essere ignorato: il simbolico abbraccio che parte da palazzo dell'emiciclo e si insinua fin dentro la città. Rinascere aprendosi al mondo: il messaggio non può più essere ignorato.

