La City, scatta la prescrizione Escono in 4: costruttori e tecnici

18 Febbraio 2022

Sciarra, Pagliarone, D’Urbano e Galimberti erano accusati di abuso edilizio. Restano otto imputati Sono dirigenti di Comune e Regione, devono rispondere di abuso d’ufficio: in aula il 23 giugno

PESCARA. A due anni di distanza dalla prima udienza dibattimentale, complice sicuramente la pandemia da Covid, il processo per la City, per quella che doveva essere la nuova sede degli uffici della Regione, può cominciare a camminare.
Ieri si è registrato un passaggio importante per poter entrare nel vivo del processo che ha subìto numerosi rinvii per motivi diversi. Un passaggio legato appunto al tempo trascorso dall'inizio del presunto reato, e quindi alla prescrizione che, nel frattempo, è andata a colpire uno dei due capi di imputazione che riguardavano i 12 imputati finiti alla sbarra.
E così come aveva chiesto il collegio, ieri la procura ha formalizzato l’avvenuta prescrizione del reato di abuso edilizio, per cui i giudici del tribunale non hanno potuto che prendere atto di questo, e operare uno stralcio relativo a questo reato e con esso stralciare la posizione dei quattro imputati coinvolti.
Escono dunque di scena dal processo il costruttore Marco Sciarra (amministratore della società "Iniziative Immobiliari Abruzzesi spa", che doveva realizzare l'opera sulla Tiburtina) il collega Giovanni Pagliarone (amministratore unico della “Imar Costruzioni srl”), l’architetto Mario D’Urbano, direttore dei lavori architettonici, e il direttore dei lavori per le opere strutturali, l'ingegnere Carlo Galimberti. Il processo, dunque, riprenderà il 23 giugno, ma a carico degli altri otto imputati e per il solo reato di abuso d'ufficio che, stando ai calcoli fatti dal collegio difensivo, andrà in prescrizione nel prossimo anno.
Gli imputati che proseguono il processo sono tutti dirigenti e funzionari della Regione Abruzzo e del Comune di Pescara: Antonio Sorgi, Carla Mannetti, Gaetano Silverii, Emilia Fino, Pierluigi Caputi, Gaetano Pepe, Lanfranco Chiavaroli ed Enrico Iacomini. Dal procedimento, lo ricordiamo, nella fase dell'udienza preliminare uscirono perché prosciolti dal gup Gianluca Sarandrea, l’ex sindaco Luigi Albore Mascia e l’ex assessore Marcello Antonelli.
Una inchiesta che prese le mosse da un esposto firmato dal rappresentante del Movimento 5 Stelle, Domenico Pettinari, sul quale lavorò la squadra mobile di Pescara sotto la guida dell'attuale procuratore aggiunto Anna Rita Mantini.
Al centro dell’inchiesta, innanzitutto la variazione di destinazione d’uso di quell'immobile di via Tiburtina e, naturalmente, i permessi a costruire rilasciati dagli uffici competenti.
«Con tale atto», si legge nell’imputazione, «si addiveniva al sostanziale ampliamento della destinazione d’uso della sottozona indicata, attestando, contrariamente al vero, che tale variazione non determinasse l’aumento del carico urbanistico e delegavano al privato costruttore la mera attestazione del mancato incremento del carico antropico, pur a seguito dell’edificazione programmata: occultavano il dato che il fine ultimo della variante deliberata fosse volto a consentire la realizzazione di una struttura che per l’incremento differenziale del carico antropico potesse integrare anche un obiettivo sensibile del piano di rischio aeroportuale».
E questo fu l’altro elemento chiave dell’inchiesta, e cioè il rischio, per quella struttura pubblica, legato alla troppa vicinanza con l’aeroporto. Gli imputati, secondo l’accusa, avrebbero quindi rilasciato «atti ampliativi all’edificazione privata, nonostante il fatto che il Piano di rischio aeroportuale integrato del Comune non fosse stato ancora adottato...in tal modo intenzionalmente procuravano alla società Iniziative Immobiliari Abruzzesi un ingiusto vantaggio patrimoniale...»: un danno quantificato intorno ai 42 milioni di euro. E dunque, dal 23 giugno si entrerà nel vivo del processo con la sfilata dei testimoni dell'accusa.
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