La City, sotto accusa un’autocertificazione
L’inchiesta sull’affare da 42 milioni per portare la sede della Regione all’ex Tinaro Si indaga sull’atto che ha detto sì al cambio d’uso e sui controlli mai fatti dal Comune
PESCARA. Una frase lunga appena tre righe, a fronte di un affare da 42 milioni di euro, contenuta in una delibera di tre anni fa. È un passaggio ritenuto decisivo secondo gli inquirenti che indagano sulla City, il complesso immobiliare costruito sui resti dell’ex fornace Tinaro lungo la Tiburtina che potrebbe ospitare la nuova sede della Regione Abruzzo. La delibera finita al centro degli approfondimenti della squadra mobile è la 569 del 12 luglio 2013: quel giorno era assente l’allora sindaco Luigi Albore Mascia mentre era presente l’assessore all’Urbanistica dell’epoca Marcello Antonelli, entrambi indagati per abuso d’ufficio con altri 12 tra tecnici, comunali e regionali, e imprenditori.
Secondo l’accusa, quelle tre righe sono importanti perché avrebbero spalancato la strada al cambio d’uso del complesso, da uffici privati a uffici pubblici, approvato dalla giunta Albore Mascia. Una cambio d’uso indispensabile per ospitare, poi, la sede della Regione: quella frase contestata ha affidato però agli stessi proprietari dell’immobile l’«accertamento» del carico antropico, cioè l’impatto della presenza delle persone nell’edificio. Un passaggio che sarà anche oggetto di una perizia affidata dalle pm Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio a un urbanista perché l’immobile si trova vicino all’aeroporto d’Abruzzo e, quindi, deve rispettare il piano di rischio aeroportuale dell’Enac. «Ai sensi del piano di rischio aeroportuale», dice la delibera della giunta Mascia, «sarà necessario, da parte del proponente, accertare e dichiarare che tali attività», e cioè quelle di un uso pubblico, «non determinino aumento del carico antropico». Quindi, quasi una autocertificazione del proprietario sarebbe bastata a ottenere il via libera al cambio d’uso.
L’inchiesta sulla City è partita da un esposto del consigliere regionale del M5S Domenico Pettinari. Un’indagine che va all’indietro di almeno 5 anni: l’operazione è stata avviata nel 2010, quando la Regione dell’allora governatore di Forza Italia Gianni Chiodi ha pubblicato il primo bando per cercare una nuova sede già pronta; poi, dopo un secondo bando modificato con la possibilità di puntare anche su un complesso in costruzione, la giunta Pd del presidente Luciano D’Alfonso sta continuando a portare avanti l’operazione.
La City è un complesso dell’Iniziative immobiliare srl, società dell’imprenditore Marco Sciarra, anche lui tra gli indagati, che detiene il 34% delle azioni. Sciarra è stato seguito, poi, da altri imprenditori pescaresi estranei all’indagine ed entrati più tardi nel gruppo: l’imprenditore Giuseppe Girolimetti con il 20% delle quote, il presidente del Pescara Calcio Daniele Sebastiani con il 12%, gli imprenditori Mauro Angelucci e Alessandro Acciavatti con il 10% e, gli imprenditori, Parnazzini e Paglione con il 7% ciascuno.
Nella mole di documenti, anche una delibera della giunta Chiodi, la 612 del 2012, è finita sotto l’esame degli investigatori: il documento stanzia 1,2 milioni di euro per «lavori di miglioramento strutturale e funzionale» degli edifici pescaresi della Regione in viale Bovio e via Raffaello. Ma quei fondi Fas, per la «messa in sicurezza dal rischio sismico delle strutture ove hanno sede funzioni pubbliche», non sono stati mai spesi: perché?, si chiedono polizia e procura.
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