La collezione Di Persio attira anche gli Usa

20 Marzo 2016

Il professor Stone, storico dell’arte, a Pescara per scoprire i capolavori oggetto di una disputa infinita

PESCARA. Dopo la Francia anche l'America si accorge della Collezione Di Persio, la prestigiosa raccolta pescarese di capolavori della pittura italiana e francese dell'800 riuniti dai coniugi Venceslao Di Persio e Rosanna Pallotta. Se qualche tempo fa era atterrata da Parigi Beatrice Avanzi, conservatrice del museo d'Orsay, per visionare le quasi 200 opere dei Di Persio, ieri è stata la volta del professor David Stone, considerato uno dei maggiori storici dell'arte, attualmente docente all'università del Delaware. A portarlo a Pescara è stato un casuale scambio di battute a Osimo, dove Stone si è recato per l'inaugurazione della mostra "Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi" curata da Pietro Di Natale e che ha visto Di Persio come ospite d'onore. A citare Cagnacci e Mancini, due giganti della pittura di cui Di Persio possiede opere, è stato Sgarbi, catturando al volo l'attenzione di Stone che ha cambiato i propri programmi ed è arrivato a Pescara. «Quando ho capito che a Pescara c'erano un Cagnacci molto interessante e soprattutto dei capolavori assoluti di Antonio Mancini», spiega il professor Stone, «non ho resistito. Mia moglie voleva visitare Ancona, ma abbiamo cambiato i piani. Di Persio ci ha letteralmente rapito» prosegue David Stone, rimasto colpito dalla collezione pescarese ancora al centro della polemica su un progetto museale, proposto dai Di Persio per la ex sede della Banca d'Italia di viale D'Annunzio ma bloccato dalla Soprintendenza per una diatriba sulla ristrutturazione dell'immobile. «Se avessi uno solo di questi quadri, non uscirei più di casa», commenta Stone, «molte di queste opere dovrebbero essere esposte nei più grandi musei del mondo, dal Moma al Prado, dal Metropolitan al Getty fino al Louvre». David Stone è uno specialista del barocco italiano, in particolare bolognese, ma è soprattutto considerato il più influente esperto di Caravaggio, gran parte della sua recente ricerca è dedicata infatti al soggiorno dell'artista a Malta, ricerca per la quale ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali. Formato all'Università della California e ad Harvard, Stone utilizza un metodo di indagine che integra la storia tecnica dell'arte e l'analisi stilistica con uno studio attento della teoria letteraria e artistica del XVII secolo, con la cultura religiosa e politica nonché con i modelli di mecenatismo e collezionismo d'arte. «Quella dei Di Persio è una collezione davvero meravigliosa, ricca e costante nella qualità, veramente alta in ogni opera, ed anche nelle cornici. È come se Di Persio avesse scelto solo capolavori con grandi storie alle spalle e in condizioni ottimali. I suoi Mancini mi fanno dimenticare il mio Caravaggio, in particolare il "Previtariello in preghiera" e "La verità" sono veramente strepitosi e complessi». Per Stone la visita a Pescara è stata anche l'occasione per apprezzare altri autori, come gli abruzzesi Michetti e Palizzi.

Giorgio D’Orazio