«La consegna dell’ossigeno sia un servizio sanitario»

29 Marzo 2020

PENNE. Un’eventuale estensione della zona rossa ad altri comuni rischia di bloccare la distribuzione dell’ossigeno ai pazienti abruzzesi assistiti a casa. A spiegarlo è Nicola Serafini, titolare...

PENNE. Un’eventuale estensione della zona rossa ad altri comuni rischia di bloccare la distribuzione dell’ossigeno ai pazienti abruzzesi assistiti a casa. A spiegarlo è Nicola Serafini, titolare della Domolife di Pescara, ditta che distribuisce bombole in buona parte della regione. L’azienda di Serafini chiede che il proprio personale venga equiparato a quello che, per motivi sanitari, è autorizzato a uscire dalle zone rosse.
Il problema per ora riguarda un dipendente di Penne ma, se lo status del capoluogo vestino dovesse estendersi ad altri paesi, la distribuzione di ossigeno in Abruzzo rischia di restare paralizzata, con notevoli ripercussioni su pazienti e ospedali. Per questo Serafini ha scritto al presidente della Regione Marco Marsilio, all’assessore alla Sanità Nicoletta Verì, al prefetto Gerardina Basilicata, alla Protezione civile e al sindaco di Penne Mario Semproni.
«Prepariamo e distribuiamo bombole di ossigeno per pazienti assistiti a domicilio e che in molti casi, negli ultimi giorni, sono stati anche dimessi dagli ospedali per far posto ad altri malati», spiega Serafini, «ora c’è un nostro dipendente di Penne bloccato, al quale possiamo ovviare. Ma se il problema si ripete in altri comuni, rischiamo di restare senza personale, come chi resta senza ossigeno tornerà a intasare gli ospedali, se non peggio». Per questo, la Domolife chiede che ai suoi dipendenti «venga riconosciuto il ruolo sanitario che effettivamente svolgono, perché il loro lavoro è di vitale importanza per la sopravvivenza stessa dei pazienti: siamo una sorta di “ospedale monile”». Della questione Serafini ha interessato autorità regionali e locali: «Purtroppo ancora senza alcuna risposta, ma se la situazione peggiora e non potremo più soddisfare le richieste, saremo noi a non poter dare risposte a chi ha bisogno di assistenza a casa».(a.r.)